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sabato 27 aprile 2013

Larry Wright tra Washington e Roma



Pochi giorni prima che a Roma si festeggiasse il trentennale dello scudetto del Bancoroma, Larry Wright partecipava a un'altra festa. Quella dei 35 anni del titolo Nba vinto dai Washington Bullets nel 1978. E già ci si dovrebbe soffermare un secondo sul record di Wright, che oltre ad essere il primo giocatore della storia del basket ad aver vinto titolo Nba, un campionato europeo e la Coppa dei Campioni, ha vinto in due capitali che non vincono mai: Washington e Roma. La festa è avvenuta il 6 aprile, prima della partita dei Washington Wizards contro gli Indiana Pacers. Si vendeva anche una replica dell'anello che Wright tenne nascosto in un cassetto fino alla notte dello scudetto del Banco per poi mostrarlo ai compagni e a Bianchini solo il 19 aprile 1983.

Larry c'era e con lui, oltre ai miti di quella squadra come Wes Unseld e Elvin Hayes, c'era anche qualche altro pezzo di Virtus Roma. C'era Greg Ballard, che giocò a Pesaro e poi fu assunto dal Messaggero per aiutare Brian Shaw e Danny Ferry. E, a proposito, c'era anche Bob Ferry, padre di Danny, che era il general manager di quei Washington Bullets.

Ma in realtà, Larry Wright, il 19 aprile al Palazzo dei Congressi c'era... Gilardi e Castellano l'hanno trovato. (La foto è di Roberto Tedeschi)



Tutto quello che c'è da sapere su Larry Wright lo trovate in "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro sull'epopea del Bancoroma che trovate qui:

- online sul sito ilmiolibro.it
- scrivendo all'indirizzo e-mail bancoroma83@gmail.com per informazioni e richieste
- presso la libreria Pagine di Sport di via dei Tadolini 7/9, a circa 150 mt. da piazza Mancini/ ponte Duca D'Aosta
- presso l'edicola di piazza Monte Baldo 9, a 200 metri da piazza Sempione
 - facendo visita alla redazione de Il Romanista, via Bargoni 8 Roma, dalle ore 15 alle 21 tutti i giorni, sabato e domenica compresi (a proposito: se andate in edicola non dimenticate di chiedere Il Romanista!)


martedì 23 aprile 2013

Che fine ha fatto Clarence Kea?

Alla fine l'abbiamo trovato. Proprio lui, Clarence Leroy Kea, il pivot alto 196 centimetri che arrivò alla vigilia dei playoff della stagione 1982/83 al posto di Kim Hughes. Quello che mangiava un abbacchio intero, s'allenava con lo stuzzicadenti in bocca, portava le borse a Larry Wright e prendeva ogni rimbalzo che capitasse dalle sue parti. Oggi è il responsabile delle attività sportive della sua vecchia università, Lamar University (Beaumont, Texas). Nel 2009 è stato anche premiato come uno dei migliori giocatori del college. Ecco com'è diventato, a furia di abbacchi.




Anche di lui, naturalmente, parliamo in "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro sull'epopea del Bancoroma che trovate qui:

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Su Rete Sole si parla di "BANCO!"

La puntata di "Oltre il calcio", trasmissione di Rete Sole, in cui s'è parlato anche di "Banco! L'urlo del Palaeur".

http://www.youtube.com/watch?v=YrON_lqC0qk

Il libro lo trovate qui:


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lunedì 22 aprile 2013

22 aprile 1983. Le parole dopo le feste.


E dopo le feste? Oggi abbiamo ancora negli occhi la festa di venerdì sera al Palazzo dei Congressi e la premiazione di ieri al Palazzetto. E dopo il brindisi, la Virtus ha pure battuto Brindisi. Trent'anni fa la festa fu a Piazza del Popolo e le parole furono queste. Una per una:

Larry Wright: Sono felice di aver regalato a Roma questo scudetto e per i miei compagni che hanno condiviso con me una stagione esaltante, lottando sempre con coraggio e grinta.

Enrico Gilardi: Mi sono reso conto che stavamo facendo qualcosa di importante quando ho sentito che anche dal barbiere e al mercato si parlava del Banco. Abbiamo spezzato il mito del ponentino e della debolezza psicofisica dei romani.

Marco Solfrini: Ero venuto qui contando su un buon campionato da metà classifica. Chi si aspettava che finisse così? E' uno scudetto che Bianchini ci ha cucito addosso, responsabilizzandoci e convincendoci che ognuno di noi avrebbe potuto vincere da solo il campionato. Il merito è anche di chi è stato in panchina tutto l'anno ma quando è sceso in campo si è fatto onore.

Fulvio Polesello: Mi chiedo se non sia un sogno. Abbiamo dimostrato come anche una squadra senza tradizione può arrivare al vertice. E' un punto di partenza. Dobbiamo continuare a costruire la nostra tradizione. Il segreto? Siamo un gruppo di amici e la società non ci fa mancare nulla.

Roberto Castellano: Mi chiedo se sia tutto vero. Per tanti la nostra città non poteva vincere nulla. Si tiravano fuori sciocchi discorsi su clima, pigrizia, indolenza. E' tutto smentito. Speriamo ora che tanti ragazzi si possano avvicinare allo sport.

Kim Hughes: Il merito è anche un po' mio. Penso di aver giocato bene anche l'anno scorso, ma la squadra non andava e la gente mi criticava. E' stata dura stare fermo a guardare.

Valerio Bianchini risponde a Peterson, che aveva detto: “Voglio vedere cosa ne farà Roma di questo scudetto”: Non so cosa ci farà Roma con questo scudetto, come lo utilizzerà e se lo utilizzerà. So però cosa ci ha fatto Milano del suo, o forse dovrei dire il Billy: Niente. Non una persona in più è andata a vederli

E Aldo Giordani? Prima celebra lo scudetto, nell'editoriale: “Non crediamo ai risultati ma siamo strafelici di fare un altro esperimento promozionale per il basket, sui Colli Fatali dopo la Padania. Più gente accorre, più il basket ha successo. Ha senso, in questa ottica, parlare di 13 falli in pochi minuti? Lo facciamo in altre pagine, per dovere di informazione cronistica. Qui diciamo solo: Ok Roma , hai interrotto la noiosa supremazia settentrionale. Buon pro ti faccia. E va là che vai bene!”

Poi, un pallino dei suoi:

La federazione è a Roma.
Il Comitato arbitri è a Roma.
Presidente e Commissioner di Lega sono di Roma.
Quattordici arbitri di A sono di Roma.
Le Commissioni giudicanti sono a Roma.
Lo scudetto è a Roma.

Quasi tutte queste istituzioni sono sempre rimaste a Roma. Ma Aldo Giordani non ha mai più spiegato perché, né prima né dopo, lo scudetto andò a Roma.


Il resto della storia lo trovate in "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro sull'epopea del Bancoroma che trovate qui:

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sabato 20 aprile 2013

L'urlo del Palaeur domani al Palazzetto (e ieri al Palazzo dei Congressi)


Ci vorrà un po' per metabolizzare la serata di ieri. I cimeli ripescati dai cassetti di casa, le emozioni da quelli del cuore. Chi «io c'ero», chi «io me l'hanno raccontato», chi «io non ho trovato il biglietto», chi «io il biglietto lo conservo ancora»... Tutti sapevamo dove stavamo, con chi eravamo, o al massimo cosa sognavamo, il 19 aprile 1983. Da oggi ci ricorderemo anche dove eravamo il 19 aprile 2013. E con chi eravamo, soprattutto. Con Enrico Gilardi che ringrazia mentre noi ancora ringraziamo lui, il sorriso buono di Fulvio Polesello e quello sbarazzino di Stefano Sbarra. Marco Solfrini che schiaccia ancora oggi e per poterci essere è venuto da Brescia, come hanno fatto Egidio Delle Vedove dal Friuli e Fabrizio Valente da Treviso. Roberto Castellano quasi si nasconde, ma c'è. Ci sono anche Paolo Scarnati, Giuseppe Grimaldi e Tullio Sacripanti. Senza Bianchini, la parte tecnica è affidata a Paolo Di Fonzo e Fausto Cipriani. Eliseo Timò li saluta uno per uno e ha una parola d'affetto e un ricordo per ognuno di loro. Hanno scelto di ricordare lo scudetto in piazza con i loro tifosi, non potevano scegliere un modo migliore.

Guardateli in queste due foto... la seconda è di Roberto Tedeschi, la prima chi lo sa...




I festeggiamenti non sono finiti. Alcuni di loro saranno premiati domenica a mezzogiorno, prima della partita della Virtus contro Brindisi. E ci saremo anche noi, non perché ci meritiamo chissà quale premio, ma semplicemente perché al Palazzetto, nel punto vendita del merchandising Virtus, sarà possibile acquistare anche "Banco! L'urlo del Palaeur"; il libro sull'epopea del Bancoroma che trovate anche qui:

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venerdì 19 aprile 2013

19 aprile 1983, Campioni d'Italia!



Ci siamo. Ce l'abbiamo fatta. Campioni d'Italia. Gara3 finisce 97-83, la trovate tutta su youtube, ma tanto non se la ricorda più nessuno. Si ricordano tutti solo l'esplosione, la festa, un popolo che festeggia con la sua squadra. Succederà di nuovo stasera, intorno alle 22.30, di fronte al Palazzo dei Congressi all'Eur. I ragazzi che furono campioni d'Italia hanno scelto di festeggiare il trentennale dello scudetto insieme a chi riempì il Palaeur allora e anche a chi non c'era o magari non era ancora nato. Solo per aver pensato questa cosa, si meritano la partecipazione da parte di tutti coloro che potranno esserci.

Ovvio che stasera ci sarà anche “Banco! L'urlo del Palaeur”, il libro sull'epopea del Bancoroma. Chi lo volesse, non farà fatica ad individuarlo... E per chi non ce la fa, “Banco! L'urlo del Palaeur” si potrà trovare anche domenica al Palazzetto, prima, durante e dopo la partita della Virtus, che a mezzogiorno affronterà Brindisi.

















Oppure, lo trovate qui:


Tutto questo e molto altro in "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro sull'epopea del Bancoroma, che trovate qui:

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Martedì 19/4/1983
Bancoroma-Billy Milano 97-83 (50-41)
Bancoroma: Wright 22 (8/15), Prosperi n.e., Sacripanti n.e., Kea 18 (7/9), Gilardi 23 (10/18), Polesello 13 (5/10), Sbarra, Solfrini 13 (4/8), Delle Vedove 2, Castellano 2 (0/4). All. Bianchini
Billy: D.Boselli 4 (2/3), F.Boselli 17 (8/11), D’Antoni 12 (6/13), Ferracini (0/1), Premier 20 (6/12), Meneghin 18 (8/16), Gallinari 2, Rossi n.e., Innocenti n.e., Gianelli 10 (4/7). All. Peterson.
Arbitri: Vitolo e Duranti
Spettatori: 17000 Incasso: 128 milioni
Tiri: Bancoroma 34/64, Billy 34/63. Tiri liberi : Bancoroma 25/33, Billy 15/26. Rimbalzi: Bancoroma 37 (Kea 13), 17 offensivi; Billy 25 (Meneghin 9), 9 offensivi. Palle perse: Bancoroma 4, 5 recuperi (Wright 2); Billy 5, 7 recuperi (Premier 3).


giovedì 18 aprile 2013

18 aprile 1983, la vigilia. Alle 16 è già tutto esaurito.


18 aprile 1983, è la vigilia dello spareggio. Bianchini ordina il silenzio stampa, passa la giornata tra ufficio e palestra e ordina alla centralinista di non farsi passare le telefonate. Sa che psicologicamente, dopo le dichiarazioni del giorno prima (Gallinari è il male del basket, il Billy insiste su vecchie figure tipo Gianelli, lo scudetto deve uscire dal quadrilatero del nord), ha già vinto. Oggi infatti lui pensa a lavorare, mentre a Milano pensano più che altro alle sue dichiarazioni, al punto che il presidente dell'Olimpia Gabetti organizza una conferenza stampa apposta per rispondergli. In sintesi: «I proclami da guerra santa non tranquillizzano l'ambiente, a Roma c'è improvvisazione al punto che siamo costretti ad anticipare il giorno di gara3 perché non s'erano premuniti, speriamo che sia tutto in ordine e che non ci sia un gancio rotto nel ferro come all'andata».

Le polemiche continuano, non c'è giornale che non dedichi anche più di un'apertura all'evento. Il Banco si lamenta di Zanon e Gorlato, che hanno concesso gioco troppo duro al Billy («E' vero, hanno picchiato», dice Gilardi. «Ma se gli arbitri glielo consentono, fanno bene»). Con loro 2 il Banco ha giocato 3 volte contro il Billy e ha perso tutte e tre le volte, ma questo Aldo Giordani non lo considera. Il Billy teme condizionamenti geopolitici e non fa altro che dirlo. Teme anche l'ambiente, ma intanto deve pagare una multa di 400mila lire per lancio di oggetti contro un arbitro e cori razzisti verso Wright.

Bianchini intanto prepara l'antidoto alla marcatura di Gallinari su Wright. Vuole che si esasperi il contropiede, che vengano serviti di più Kea e Polesello e che Gilardi si vesta da finto playmaker. Alle 16 i biglietti sono già esauriti. Ci saranno 17mila spettatori, l'incasso è di 128 milioni ed è record italiano ed europeo. Arbitreranno Vitolo e Duranti. Fanno subito sapere al Banco che in caso di invasione sospenderanno la partita. Ci sarà la diretta su Raitre e su Radiouno e Radiodue. Arrivano anche televisioni americane. Non manca più nessuno, domani palla a due.




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