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venerdì 4 aprile 2014

Larry Wright: "Bancoroma, una grande squadra" - seconda parte

Da "Il Romanista" del 2 aprile 2014, intervista di Luca Pelosi

(leggi la prima parte

E che squadra...
Clarence Kea fu bravissimo a lottare contro due lunghi, Starks e Davis, molto bravi e più alti di lui. Nonostante ciò prese molti rimbalzi. Ma tutti giocarono molto bene. Anche Polesello sotto canestro, Sbarra che era molto giovane e giocava poco, entrò e fece un grande lavoro. Gianni Bertolotti, un veterano che aveva giocato molte partite importanti nella sua carriera, fece un canestro fondamentale. E poi Solfrini, Tombolato, Gilardi che fece uscire per falli la loro stella San Epifanio. E’ stata una vittoria bellissima perché è stata una vittoria di tutti. Anche della società e di coach Bianchini, uno dei più bravi allenatori europei.

Qual era il vostro segreto?
Semplicemente, avevamo grandi giocatori, un grande allenatore, tifosi fantastici e anche un presidente eccezionale come Eliseo Timò. Era bello far parte del Banco di Roma anche perché c’erano tanti ragazzi romani in squadra e tanti tifosi a spingerci. Avevamo la sensazione di giocare per una città intera.

Una città che non vi ha dimenticato.
Ho sempre detto che Roma è la mia casa lontano dalla mia casa. Mi ha dato la possibilità di dimostrare che potevo giocare ancora ad alto livello. Ogni volta che ho avuto occasione di tornarci, la gente mi ha sempre dimostrato grande affetto e ogni tanto mi sembra incredibile che ancora si ricordino di me. E’ bello che il duro lavoro che ha fatto la nostra squadra sia ancora ricordato. 

Le piacerebbe tornare ancora una volta?
Ho già avuto modo di dire l’anno scorso, quando a Washington è stata organizzata una festa per ricordare il titolo vinto nel 1978 dai Bullets, che mi piacerebbe molto una cosa simile anche a Roma. Sarei molto contento di tornare e rivedere i tifosi e i miei vecchi compagni di squadra. Una grande squadra.

giovedì 3 aprile 2014

Larry Wright: "Bancoroma, una grande squadra" - prima parte

Da "Il Romanista" del 2 aprile 2014, intervista di Luca Pelosi


E’ passato qualche giorno dal trentennale, ma se in 30 anni il ricordo è ancora vivo, non è certo qualche giorno che può farlo appassire. Figuriamoci nel grande eroe della finale di Coppa dei Campioni vinta a Ginevra dal Bancoroma sul Barcellona. Larry Wright è uno che non dimentica il passato, lo dimostra il percorso della sua vita. Non completò l’università perché invocando lo stato di indigenza, divenne professionista prima di laurearsi. Ma poi, dopo aver smesso di giocare, s’è laureato (Amministrazione dello sport). Per tanti anni ha allenato la squadra del suo college, oggi è il vice preside alla Rayville High School (lì è nato Elvis Hayes, suo compagno di squadra nei Washington Bullets campioni Nba nel 1978). Perché non dimentica il passato: «Tanta gente mi ha aiutato quando ero giovane. Ora voglio fare qualcosa per aiutare i bambini e ripagare le persone che mi hanno aiutato». Il suo passato è anche Roma. In particolare, in questi giorni, la Coppa dei Campioni.

Che cosa ricorda di quella partita?
Se ripenso a quella partita, la prima cosa che mi viene in mente è una squadra, il Banco di Roma, che non voleva arrendersi. E infatti ha vinto, anche se forse a un certo punto nessuno, all'infuori di noi, immaginava che potessimo rientrare in campo e vincere.

Che cosa accadde nell’intervallo?
Come leader della squadra, ricordo di aver detto ai miei compagni di squadra che ormai la prima metà era andata, dovevamo concentrarci per giocare in maniera perfetta il secondo tempo se volevamo diventare campioni d’Europa. Sapevo che potevamo farcela perché conoscevo il mio e il loro valore. Infatti nel secondo tempo ognuno di noi ha dato il suo contributo, perché nessuno ha voluto rinunciare. Ripeto, l’immagine che ho in testa è proprio questa: una squadra che non s’è voluta arrendere.

Dove avete trovato la forza per crederci?
La mia esperienza al college e in NBA mi aveva insegnato che una partita non è mai finita finché non è finita. E’ un insegnamento che provo a trasmettere anche agli studenti della nostra scuola. Nel basket bisogna correre e a Ginevra nel primo tempo non l’avevamo mai fatto. Sapevo che se nel secondo tempo fossimo riusciti a giocare il nostro contropiede, situazione dove io mi esprimevo al meglio, avremmo potuto ribaltare la partita. 

E così lei divenne il primo giocatore a vincere Nba, un campionato europeo e la Coppa dei Campioni.
Ne sono orgoglioso. Ma non è stata una vittoria mia, è stata una vittoria di tutta la squadra. Senza i miei compagni non ce l’avrei mai fatta.

(continua...)

sabato 29 marzo 2014

30 anni prima: 29 marzo 1984, Bancoroma campione d'Europa

Da Il Romanista di oggi

La Coppa dei Campioni vinta dal Bancoroma trent'anni fa, il 29 marzo 1984, è stato il punto più alto della storia dello sport romano, almeno per quanto riguarda gli sport di squadra. Nel calcio è andata com'è andata, nel basket la coppa più importante l'abbiamo presa. Sì, l'abbiamo presa tutti quella coppa, perché la storia di quel successo è una storia di uomini, atleti, appassionati, sentimenti che spingono talmente tanto e talmente forte verso l'obiettivo, al punto da raggiungerlo quasi naturalmente.

E' la storia di una squadra vera. Ancora oggi, se nomini il Bancoroma a chi l'ha visto e vissuto, non ti dice “Ah, lo scudetto... ah, le coppe...” Ti dice: “Ah, che squadra....” Ragazzi romani, altri che lo divennero, un campione, un altro americano cui non si poteva non voler bene, un allenatore che sapeva parlare al cuore di una città... Tutti fattori che danno a quella storia i crismi dell'unicità, per cui non è vero che ancora oggi se ne parla perché in 30 anni nessuno ha più vinto lo scudetto. Se ne parlerebbe allo stesso modo anche se altri fossero riusciti nella stessa impresa. Ma una squadra diversa difficilmente avrebbe vinto a Ginevra. Forse neanche ci sarebbe arrivata, perché il Banco dopo le sconfitte con Barcellona, Cantù e Bosna Sarajevo, era spacciato. “Dovrebbe concentrarsi solo sul campionato”, scrivevano. Invece vinse le ultime sei partite del girone finale e si conquistò la finale contro il Barcellona di San Epifanio, Solozabal, Sibilio, Starks e Davis, pivot americano che aveva giocato nel Bancoroma dal 1978 al 1981.

Non c'era una squadra favorita in quella partita. Era una, però, quella all'appuntamento col destino: il Bancoroma poteva diventare la prima squadra a vincere la coppa da esordiente, Bianchini il primo allenatore a vincerla con due squadre diverse (c'era riuscito alla guida di Cantù), Larry Wright il primo giocatore a vincere il campionato NBA, un campionato in Europa e la Coppa Campioni. Rischiò di non giocarla, per problemi fisici e non solo. Ma la molla era troppo forte e siccome lui, nero della Louisiana, per prendersi qualcosa ha sempre bisogno di avere l'impressione che qualcuno gliela stia portando via, nell'intervallo, col Banco sotto di 10 punti, prese in mano la situazione: “Nessuno pensa che ce la possiamo fare. Sono il leader della squadra, sento di dover fare qualcosa. Negli spogliatoi dico al coach e ai compagni di fidarsi di me: ce la facciamo, saremo campioni d'Europa. Dobbiamo rientrare in campo e non commettere più gli errori del primo tempo. L'esperienza del college mi ha insegnato che una partita di basket non è mai finita. L'opera non finisce finché non canta la cicciona, cioè il soprano. Bisogna correre, fino a quel momento l'abbiamo fatto male. Quella era una squadra che sapeva di avere bisogno del contributo di tutti”.

Su cosa accadde in quell'intervallo, è stato detto di tutto. Valerio Bianchini la racconta così: “Noi allenatori, seguiti dai giocatori, ci avviavamo verso lo spogliatoio. Ed ecco che la nostra strada è attraversata da un dirigente del Barcellona, con alcune bottiglie di champagne. Non solo, vedo Larry che si sofferma ad ascoltare le parole che gli sussurra nell'orecchio Mike Davis: 'Ehi Larry, mi sa che stavolta il premio non lo becchi'. Larry entrò per ultimo nello spogliatoio, sbattendo la porta con violenza, il viso contraffatto, gli occhi di fiamma e il ghigno bianchissimo sul suo volto nero. Esclamò con ardore una serie di frasi nello slang della Louisiana di quelle che noi allenatori non capiamo e siamo contenti di non capire. Poi raccontò l'episodio agli altri e le parole ebbero un potere detonante, molto più delle indicazioni tecniche che avevo in mente per raddrizzare la partita”.

Ha preso il pallone e non l'ha più fatto vedere a nessuno, compagni o avversari che fossero. Ha guidato la squadra alla rimonta, al pareggio, al sorpasso. Ma gli ultimi punti sono arrivati da un tiro sghembo di Gianni Bertolotti e dalla freddezza di un giovanissimo Stefano Sbarra, che a soli 22 anni entrò in campo senza paura di niente. Wright non la vinse da solo, la vinse perché dietro di lui c'era una squadra vera. Kea dominò ai rimbalzi (aiutato da Polesello) sfiancando Starks e Davis, Gilardi segnò poco ma caricò di falli San Epifanio, Solfrini seppe tenere a bada Sibilio e segnò due canestri decisivi nel secondo tempo, senza dimenticare Tombolato. Ragazzi che si dimostrarono una squadra vera anche nel sopportare i capricci di Larry Wright, che da quando s'infortunò a inizio stagione, non fu più lo stesso dell'anno prima. Diffidente verso tutti, al punto, come detto, di sparare a zero il giorno prima della gara più importante. Ma lui poteva portare alla vittoria quel gruppo, che seppe restare unito. Al resto pensò Bianchini, che seppe far capire ai giocatori che si trovavano di fronte a un'occasione che probabilmente non sarebbe ricapitata. Non ricapitò. E infatti se la presero, insieme al loro allenatore e ai loro tifosi.

Già, i tifosi. Più di tremila persone giunti in Svizzera con ogni mezzo costituiscono la più grande trasferta internazionale mai fatta per una squadra romana in qualsiasi sport che non sia il calcio. Chi poteva prese un charter, gli altri viaggiarono di notte con pullman e macchine, si mossero le scolaresche, professori e genitori chiusero vari occhi nei confronti dei loro figli, oppure partirono insieme a loro indossando i cappellini con visiera anni 80 che il Bancoroma distribuì a Ginevra. “Il ricordo più grande – ci ha raccontato Enrico Gilardi - è aver visto e conosciuto l'entusiasmo di tanti romani per il basket. Si sono imbarcati con tutti i mezzi possibili per raggiungere la Svizzera. Gente di tutte le età che quel giorno voleva esserci. A tanti anni di distanza, la gente che incontro ancora parla di quegli anni come qualcosa vissuta personalmente. I tifosi avevano fatto lo stesso percorso nostro e Ginevra fu il simbolo di tutto ciò. Coinvolgemmo tanta gente normale, non solo appassionati. Smuoverli da casa per venire fino a Ginevra fu importantissimo. Il calore che sentimmo è un ricordo che ancora oggi mi porto dentro”.

E' un ricordo che portiamo dentro tutti. Così forte che è diventato tale anche per chi non l'ha vissuto. Sia per quanto ne ha sentito parlare, sia perché di fronte a chi ha vinto svariati scudetti consecutivi può sempre rispondere che lui sul tetto d'Europa c'è stato. Anche se non c'era. Perché queste ricorrenze servono anche per ricordarsi (e ricordare, se serve) che chiunque, a qualsiasi titolo, prende parte alla storia della Virtus di oggi, ha l'onore e il dovere di sentirsi custode di quella coppa e di quella storia.

Irripetibile, verrebbe da dire, se non fosse che si darebbe un dispiacere al presidente dell'epoca Eliseo Timò. “Questa storia deve essere ripetibile”, ama ripetere con forza in ogni occasione in cui viene chiamato per festeggiare i successi del Bancoroma. Lo dirà anche stasera.

Bancoroma-Barcellona 79-73
Bancoroma: Wright 27 (13/32), Sbarra 8 (2/7), Kea 17 (6/11), Tombolato 5 (1/3), Gilardi 4 (1/6), Polesello 8 (2/4), Solfrini 8 (4/8), Bertolotti 2 (1/5), Salvaggi n.e., Grimaldi n.e. All. Bianchini
Barcellona: Santillana n.e., Seara 2 (1 /2), Sibilio 4 (2/4), Solozabal 6 (3 /4), Flores n.e., Ansa 11 (3/7), Starks 12 (5/8), De La Cruz 4 (1 /2), Davis 3 (1/ 2), San Epifanio 31 (12/19). All. Serra
Arbitri: Grigoriev (Urss), Rigas (Gre)
Spettatori: 8000

Note: Tiro: Bancoroma 30/76, Barcellona 28/48. Tiri liberi: Bancoroma 19/27, Barcellona 17/21. Rimbalzi: Bancoroma 21 (Kea 9), 11 offensivi; Barcellona 16 (Davis 5), 4 offensivi. Palle perse: Bancoroma 7 (Bertolotti 2), 4 recuperi; Barcellona 14 (Davis 5), 10 recuperi




giovedì 27 marzo 2014

30 anni prima, 28 marzo 1984: Larry Wright contro tutti

Mercoledì 28 marzo 1984, meno uno. Piove sul lago Lemano. Piove di tutto, quest'anno, sul Bancoroma. Le gocce che fanno traboccare il lago (il vaso è già colmo) arrivano di prima mattina. Su Repubblica c'è un'intervista a Larry Wright realizzata da Emanuela Audisio. Wright ce l'ha con tutti. Sentite: “Qui la gente gioca come se andasse a timbrare un cartellino al lavoro. Finita l'ora, finito il lavoro. Del risultato non gli importa. E sa perché? Perché firmato il contratto uno sta a posto tutto l'anno, non viene licenziato, al massimo sta in panchina ma lo stipendio arriva lo stesso. In America ci sono i tagli, se uno è improduttivo sloggia e c'è la fila per rimpiazzarlo. Bianchini? Buon allenatore, ma in America non durerebbe. Nessuno si farebbe urlare dietro le cose che urla lui. Ma lo capisco, deve fare scenate, altrimenti i ragazzi non lo capiscono. Io da casa me ne sono andato a 16 anni, questi invece... lasciamo perdere. Individualmente sono tutti bravi ragazzi, ma la testa, quella, è un'altra cosa. I miei compagni mi rispettano, non mi amano. C'è una sensibile differenza, deve esserci e io voglio che ci sia. In due anni a casa dei miei compagni sono andato tre volte, perché solo tre volte sono stato invitato. Spero che capiscano l'importanza di questa partita”.



Apriti cielo. Varie colazioni vanno di traverso, lasciando macchie di caffè sulle copie de “La Repubblica”. In questo clima, il Banco svolge un doppio allenamento. Kea è l'osservato speciale, non gioca una partita da 20 giorni. Ogni volta che incrocia lo sguardo di Bianchini urla: “Coach, sono in forma! Sono in forma! Sono in forma!”. Una sola seduta con fotografi, giornalisti, mogli e fidanzate per il Barcellona.


Bianchini programma la sua conferenza stampa dopo quella di Serra e si fa riferire ciò che ha detto il collega. Serra mette le mani avanti: “Qui ci sono le due migliori squadre d'Europa, ma non i due migliori arbitri. Sento dire che dopo che il Real Madrid ha vinto la Coppa Coppe, la Fiba non vuole che la Spagna vinca due trofei. Mi rifiuto di crederlo e spero che non ci sia un gioco troppo fisico. Voi siete abituati, noi no”. Ed ecco Bianchini: “Rigas è tra i più promettenti, di Grigoriev mi parlano tutti bene. Non credo che verremo penalizzati per il gioco duro. Io lo chiamo progresso. Da noi si difende di più e meglio, da quando sono arrivati gli ex professionisti”. Poi l'arringa finale: “Ai miei giocatori ho detto: Atleti più forti di voi e allenatori più bravi di me non hanno mai avuto l'opportunità di giocare la finale di Coppa Campioni. E' una occasione storica. Siamo pronti a qualsiasi cosa, ma dobbiamo uscire da qui da campioni d'Europa”. Poi allenamento. A metà, Wright si ferma e si tocca una coscia. Paura. Niente di grave, per fortuna.

Se poi, in fin dei conti, volete leggere l'intervista integrale di Wright e sapere come reagirono Bianchini e la squadra, c'è Banco! L'urlo del Palaeur, che trovate qui.

30 anni prima: 27 marzo 1984, il Banco parte per Ginevra



27 marzo 1984. E' il giorno della partenza per Ginevra. Il Bancoroma parte con volo AZ nel primo pomeriggio, a Ginevra alloggerà all'Hotel Hilton. Della comitiva fanno parte Wright, Sbarra, Salvaggi, Gilardi, Tombolato, Polesello, Kea, Solfrini, Bertolotti, Grimaldi, Scarnati e Sacripanti. C'è anche Darrell Lockhart, stranieri di campionato, mentre in coppa gioca Kea.

Bianchini arriva all'ultimo secondo. E' passato dalla moglie Marina, che è in clinica e sta per partorire. “Se è femmina la chiami Ginevra?” gli chiedono. Risponde con un sorriso di circostanza. Poi si lascia andare: “Siamo in una galassia del tutto diversa. Fare una finale i Oppa Campioni significa lasciare le cose terrene e mettere piede in un modo di grandi attese. Si entra in simbolico, convergono su questi giorni le difficoltà, le insidie, le gioie di una stagione Viviamo un momento di catarsi”. Larry Wright se ne sta per conto suo, il “gioco, non gioco” ne ha un po' sporcato l'immagine, ma Bianchini lo difende a spada tratta. “Ci vuole rispetto per i campioni”, tuona di fronte ai giornalisti.

Se si vince, lui diventa il primo coach a vincere la Coppa Campioni con due squadre diverse, Larry Wright il primo giocatore a vincere Nba, un campionato europeo e la Coppa Campioni. Il Banco sarebbe la prima squadra a vincere la Coppa da esordiente. Appena arrivati, però, c'è subito una disavventura. I bagagli di Bianchini sono rimasti a Fiumicino. Si rimedia comunque qualcosa per l'allenamento, alle 18 al Patinoir. Atletica, tiro, ripasso di schemi. Il Barcellona si allena alle 20.

Ed è subito sera. Mancano due giorni alla finale.

Se poi, in fin dei conti, volete sapere se Bianchini ritrovò il suo bagaglio e con chi parlò Larry Wright durante il volo dell'andata, c'è Banco! L'urlo del Palaeur, il libro che trovate qui.

venerdì 21 febbraio 2014

Di Olimpiadi invernali e Larry Wright

22 febbraio 1984. Tempo di Olimpiadi invernali anche 30 anni fa e Paoletta Magoni ha appena vinto lo slalom speciale regalando all'Italia il primo oro olimpico dello sci alpino femminile italiano.

A Sarajevo invece un po' di tempo prima il Bancoroma ha perso in Coppa Campioni, compromettendo o quasi la sua avventura. Le vittorie successive con Limoges e Barcellona hanno ridato qualche speranza. A tre giornate dalla fine, la classifica dice: Jollycolombani Cantù 10 Barcellona, Bancoroma, Bosna Sarajevo 8 Maccabi 6 Limoges 2. 

E il Banco va a giocare proprio a Cantù. Una sconfitta renderebbe praticamente impossibile sperare nella finale, che si gioca tra le prime due del girone. Una vittoria metterebbe invece il Banco in posizione di vantaggio, anche perché molto probabilmente gli consentirebbe di ribaltare il -1 subito all'andata con un tiro da centrocampo di Antonello Riva.

Insomma, c'è il clima dell'anno precedente in semifinale scudetto, dopo aver perso in casa. Con la differenza che se allora non ci credeva nessuno, al punto che nessun giornale romano mandò un inviato, stavolta qualche giornalista al seguito c'è. Tre giorni prima peraltro, per uno scherzo del calendario, le due squadre si sono incontrate e ha vinto il Banco. Il risultato più importante però è che, a causa dell'impianto di riscaldamento rotto del Palaeur, Marzorati s'è preso la febbre. Pure Larry Wright non sprizza di salute, gioca col piede fasciato e ha dolore anche nel cambiarsi le scarpe.

Si comincia male, 7-0 per Cantù dopo pochi minuti. Ma lentamente il Banco rientra, sorpassa (13-14) e prende il comando. Kea domina a rimbalzo, Solfrini è incontenibile e chiuderà il primo tempo con 17 punti. Piano piano poi Larry Wright prende il comando delle operazioni, porta a spasso un malconcio Marzorati, si beve tranquillamente Cattini e Fumagalli, Gilardi non segna molto ma è prezioso in difesa su Riva. Al 9' del secondo tempo Banco avanti di 9 (48-57). Poi in 2' parziale di 9-0 per Cantù: 57-57. Addirittura al 13' Fumagalli sorpassa: 63-61 ma Wright riprende il comando, al 16' firma il 67-73, al 18' Gilardi segna i liberi decisivi: il Banco vince 71-79.

Per la prima volta in 8 anni Cantù perde una partita di una coppa europea in casa. Ora  la classifica dice: Jollycolombani, Barcellona, Banco, Bosna 10 Maccabi 6 Limoges 2. Non resta che affrontare il Maccabi, già fuori dai giochi, e il Bosna Sarajevo, che finora in trasferta le ha  perse tutte...

Jollycolombani Cantù-Bancoroma 71-79 (32-38)
Jollycolombani: Innocentin 16 (7/17), Bargna 4 (2/6), Cattini 8 (4/5), Fumagalli 2 (1/2), Bosa 3 (1/1), Sala n.e., Brewer 9 (4/6), Riva 21 (8/21), Marzorati, Craft 8 (4/14). All. Asti
Bancoroma: Wright 27 (13/20), Sbarra 4 (1/5), Salvaggi n.e., Kea 9 (4/6), Tombolato (0/2),     Gilardi 10 (3/9), Polesello 7 (2/6), Solfrini 22 (9/15), Bertolotti n.e. All. Bianchini
Arbitri: Kotleba (Cec) e Heath (Ing).
Tiro: Jollycolombani 31/72, Bancoroma 32/65. Tiri liberi: Jollycolombani 9/13, Bancoroma     15/22. Rimbalzi: Jollycolombani 27(12 offensivi), Bancoroma 41 (14 offensivi)

...se poi, in fin dei conti, volete sapere come è andata a finire, non dovete fare altro che leggere il libro "Banco! L'urlo del Palaeur", che trovate qui.

mercoledì 5 febbraio 2014

Tutte le partite della Virtus in Coppa Italia



Due finali, vittorie a sorpresa, cocenti delusioni. Queste sono tutte le partite disputate in Coppa Italia dalla Virtus Roma nella sua storia. Se si considera come anno di fondazione il 1960 (anche se il nome Virtus prima del 1971 non compare), abbiamo riportato anche le due edizioni in cui alla prima fase partecipò anche il San Saba, che poi è tra le società che diedero vita alla Virtus e il cui anno di fondazione è proprio il 1960. 

Venerdì alle 13 questa storia ricomincia.

1969

I turno: San Saba Roma-C.S. San Saba Roma 44-39
II turno: San Saba Roma-Costone Siena 46-39
III turno: San Saba Roma-Algor Siena 41-56

1970

I turno: Simmenthal Aprilia-San Saba Roma 62-63
II turno: San Saba Roma-Ramazzotti Roma 53-97

1984

Ottavi di finale
Honky Fabriano-Bancoroma 74-81
Bancoroma-Honky Fabriano 95-83

Quarti di finale
Granarolo Bologna-Bancoroma 88-69
Bancoroma-Granarolo Bologna 88-87

1985

Ottavi di finale
Bancoroma-Landsystem Brindisi 74-73
Landsystem Brindisi-Bancoroma 97-116

Quarti di finale
Bancoroma-Peroni Livorno 104-102
Peroni Livorno-Bancoroma 85-76

1986

Sedicesimi di finale
Sebastiani Rieti-Bancoroma 103-101
Bancoroma-Sebastiani Rieti 91-72

Ottavi di finale
Viola Reggio Calabria-Bancoroma 65-89
Bancoroma-Viola Reggio Calabria 82-74

Quarti di finale
Simac Milano-Bancoroma 87-100
Bancoroma-Simac Milano 101-86 (dts)

1987

Sedicesimi di finale
Viola Reggio Calabria-Bancoroma 83-73

1988

Sedicesimi di finale
Bancoroma-Sebastiani Rieti 109-101

Ottavi di finale
Bancoroma-Neutro Roberts Firenze 121-102

Quarti di finale
Snaidero Caserta-Bancoroma 99-95

1989

Sedicesimi di finale
Phonola Roma-Neutro Roberts Firenze 78-88

1990

Girone eliminatorio:
Enimont Livorno-Messaggero Roma 87-77
Messaggero Roma-Enimont Livorno 90-88
Garessio 2000 Livorno-Messaggero Roma 90-91
Messaggero Roma-Garessio 2000 Livorno 79-74
Stefanel Trieste-Messaggero Roma 80-84
Messaggero Roma-Stefanel Trieste 100-74

Classifica: Messaggero Roma 10 Enimont Livorno, Garessio 200 Livorno 6 Stefanel Trieste 2

Quarti di finale
Messaggero Roma-Vismara Cantù 90-87
Vismara Cantù-Messaggero Roma 94-95

Semifinale
Scavolini Pesaro-Messaggero Roma 93-97

Finale
Knorr Bologna-Messaggero Roma 94-83

1991

Sedicesimi di finale
Messaggero Roma-Reyer Venezia 87-84
Reyer Venezia-Messaggero Roma 89-94

Ottavi di finale
Sidis Reggio Emilia-Messaggero Roma 102-93
Messaggero Roma-Sidis Reggio Emilia 90-85

1992

Sedicesimi di finale
Billy Desio-Messaggero Roma 81-100
Messaggero Roma-Billy Desio 94-93

Ottavi di finale
Ranger Varese-Messaggero Roma 99-114
Messaggero Roma-Ranger Varese 98-86

Quarti di finale
Benetton Treviso-Messaggero Roma 91-89
Messaggero Roma-Benetton Treviso 89-91

1993

Sedicesimi di finale
Mangiaebevi Bologna-Virtus Roma 86-86
Virtus Roma-Mangiaebevi Bologna 103-89

Ottavi di finale
Marr Rimini-Virtus Roma 83-95
Virtus Roma-Marr Rimini 61-75

1994

Sedicesimi di finale
Cagiva Varese-Burghy Roma 89-79
Burghy Roma-Cagiva Varese 101-108

1995

Sedicesimi di finale
Francorosso Torino-Teorematour Roma 74-104
Teorematour Roma-Francorosso Torino 96-86

Ottavi di finale
Teorematour Roma-Stefanel Milano 90-90
Stefanel Milano-Teorematour Roma 79-63

1996

Sedicesimi di finale
Brescialat Gorizia-Nuova Tirrena Roma 73-88
Nuova Tirrena Roma-Brescialat Gorizia 95-93

Ottavi di finale
Mens Sana Siena-Nuova Tirrena Roma 68-65
Nuova Tirrena Roma-Mens Sana Siena 72-71

1997

Ottavi di finale
Casetti Imola-Telemarket Roma 95-88
Telemarket Roma-Casetti Imola 90-85

1998

Sedicesimi di finale
Cirio Avellino-Calze Pompea Roma 77-101
Calze Pompea Roma-Cirio Avellino 64-46

Ottavi di finale
Viola Reggio Calabria-Calze Pompea Roma 80-73
Calze Pompea Roma-Viola Reggio Calabria 66-52

Quarti di finale
Calze Pompea Roma-Kinder Bologna 71-82
Kinder Bologna-Calze Pompea Roma 72-61

1999

Sedicesimi di finale
Cordivari Roseto-Calze Pompea Roma 59-56
Calze Pompea Roma-Cordivari Roseto 67-59


Ottavi di finale
Sony Milano-Calze Pompea Roma 69-56
Calze Pompea Roma-Sony Milano 86-72 (dts)

Quarti di finale
Calze Pompea Roma-Teamsystem Bologna 86-88

Teamsystem Bologna-Calze Pompea Roma 75-68

2000

Quarti di finale
Adr Roma-Benetton Treviso 74-79

2001

Quarti di finale
Adr Roma-Cordivari Roseto 89-73

Semifinali
Kinder Bologna-Adr Roma 72-83

2003

Quarti di finale
Euro Roseto-Virtus Roma 78-74

2004

Quarti di finale
Scavolini Pesaro-Lottomatica Roma 85-77

2005

Quarti di finale
Climamio Bologna-Lottomatica Roma 67-70

Semifinali
Lottomatica Roma-Bipop Carire Reggio Emilia 72-75

2006

Quarti di finale
Climamio Bologna-Lottomatica Roma 79-83

Semifinali
Montepaschi Siena-Lottomatica Roma 70-83 (dts)

Finale
Lottomatica Roma-Carpisa Napoli 83-85 (dts)

2007

Quarti di finale
Benetton Treviso-Lottomatica Roma 75-67

2008

Quarti di finale
Lottomatica Roma-La Fortezza Bologna 69-75

2009

Quarti di finale
Lottomatica Roma-La Fortezza Bologna 76-85

2013

Quarti di finale
Foxtown Cantù-Acea Roma 85-89

Semifinale
Cimberio Varese-Acea Roma 81-71


mercoledì 22 gennaio 2014

Trent'anni prima: Bancoroma-Star Varese

Il presente è bello, ma ciò non ci impedisce di essere nostalgici. E siccome l'anno scorso è stato il trentennale dello scudetto, quest'anno ce ne sarà un altro... E allora, cosa accadeva 30 anni fa? Il 22 gennaio 1984 è domenica e il Bancoroma gioca una partita delicata al Palaeur contro la Star Varese. In settimana ha vinto in Coppa Campioni contro il Maccabi, tenendo viva quella che sembra solo una lieve speranza di poter passare il turno dopo il ko casalingo con Cantù grazie a un tiro da tre di Antonello Riva (seguito, in campionato, da tale Palombo, carneade di Trieste che sempre con un tiro da tre all'ultimo secondo condanna il Banco alla sconfitta).

Invece proprio oggi, contro la Star Varese, che in classifica è a soli 2 punti dalla vetta, si capisce che questo Banco vale ancora tanto. Gioca la partita più bella della stagione fino a quel momento, si esaltano Gilardi (24) e Solfrini (21), Wright sembra star (non Varese) sempre meglio dopo l'infortunio e piace anche Lockhart, lo straniero di campionato. Certo, siccome certi vizi sono ancestrali, rischia pure qualcosa perché passa da +20 a +5 in pochi minuti, ma alla fine porta a casa la vittoria.

Marco Solfrini però ha la testa già sulla coppa: “C’è ambizione, voglia di arrivare, perché di queste occasioni nella vita ne capitano pochine”. Sapranno sfruttarla.

Bancoroma-Star Varese 93-79 (50-40)
Bancoroma: Wright 14 (5/11), Sbarra n.e., Salvaggi n.e., Tombolato (0/1), Gilardi 24 (12/21), Polesello 16 (6/8), Solfrini 21 (9/13), Bertolotti 4 (2/5), Grimaldi n.e., Lockhart 14 (6/7). All. Bianchini
Star: Boselli 16 (8/13), Anchisi n.e., Mottini 8 (4/9), Caneva, Della Fiori 12 (5/10), Vescovi, White 15 (6/12), Ferraiuolo n.e., Hordges 26 (11/18), Mentasti 2 (1/7). All. Sales
Arbitri: Pigozzi e Maurizi
Spettatori: 6200 Incasso: 22 milioni

Tiro: Bancoroma 40/66, Star 35/69. Tiri liberi : Bancoroma 13/15, Star 9/10. Rimbalzi : Bancoroma 31 (Lockhart 16), 10 offensivi ; Star 22 (White 12), 10 offensivi. Palle perse : Bancoroma 5, 4 recuperi (Lockhart 2) ; Star 8 (Boselli, Hordges e Mentasti 2), 2 recuperi.

Se poi, in fin dei conti, volete rivivere tutta l'epopea del Bancoroma c'è sempre il libro Banco, l'urlo del Palaeur. Per acquistarlo, cliccate sul link oppure chiedete alla libreria "Pagine di Sport" in Via dei Tadolini 7/9.