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martedì 20 maggio 2014
Lenovo Cantù-Acea Roma, gara6
L'ultima sconfitta casalinga di Cantù...
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sabato 19 aprile 2014
Curva D'Ivano a Sassari: malloreddus con bottarga, vongole e pomodorini
Non vi aspettate cose pasquali, da Ivano. Niente abbacchio, pastiera, colomba, uova, eccetera. Ivano è completamente concentrato sulla partita di oggi a Sassari, ore 18.15, diretta Raisport. E allora se ne va in Sardegna e per la Curva D'Ivano prepara i Malloreddus con bottarga, vongole e pomodorini.
Ingredienti:
250 gr. di malloreddus
pomodorini q.b.
vino bianco, un bicchiere
bottarga di tonno (quantità a piacere, senza esagerare perché ha un gusto forte)
500 gr. di vongole
olio, peperoncino e pepe se piace
prezzemolo e finocchietto selvatico se piacciono
Soffriggere uno spicchio d'aglio e due peperoncini in poco olio evo
Aggiungere le vongole e il preze lasciar andare,
con l'aggiunta di vino e prezzemolo,
fino a che non sono tutte aperte e il vino è sfumato
Intanto, Ivano s'è preparato
(e ha assaggiato) la bottarga di tonno
Sgusciare le vongole, lasciandone alcune
con il guscio per la decorazione
Nella stessa padella in cui avete cotto le vongole,
aggiungere i pomodorini tagliati a pezzetti e la bottarga di tonno
Poi di nuovo le vongole...
...e, infine, i malloreddus che avrete lessato
precedentemente in acqua bollente
Se nell'orto avete il finocchietto selvatico,
Ivano assicura che ci sta bene.
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domenica 2 marzo 2014
Curva d'Ivano, biscotto alla Mayo
Ora che l'arrivo di Mayo è ufficiale, e anche gentiluomo naturalmente, anche Ivano punta su di lui. E così la Curva d'Ivano in occasione della partita di Bologna si è dotata di un adeguato accompagnamento per la partita. Adatto per vederla davanti al computer. Biscotti alla maionese. Ovviamente Mayo.
Ingredienti:
90 gr burro
40 gr zucchero
80 gr mayo
270-280 farina
Montare burro a tocchetti e zucchero
Aggiungere mayo e lavorare a crema
Aggiungere la farina e impastare
Formare una palla, avvolgerla in una pellicola trasparente e mettere in frigo per mezz'ora
Con l'impasto, formare delle palline e schiacciarle alla Ivano: come viene viene. Poi in forno a 190° per 15 minuti, o quando i bordi diventano bruni
Aprire la pagina di Gazzetta.it
Ivano è pronto. Ore 16:30, streaming Gazzetta.it
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giovedì 30 gennaio 2014
Jordan Taylor, una risata vi seppellirà
Momento difficile, per Jordan Taylor. Per fargli l'in bocca al lupo, sperando di rivederlo prestissimo in campo, pubblichiamo uno stralcio del capitolo dedicato a lui contenuto in La squadra che non c'era, il libro sulla Virtus Roma 2012-13.
Jordan Taylor: una risata vi seppellirà
Jordan di secondo nome fa Michael. E quando è nato, il 30 settembre 1989 a Bloomington, Michael Jordan era già qualcuno. Dev’essere un vero e proprio malato di basket papà Louis, e non solo per averlo chiamato Michael Jordan al contrario. «Dato che sono venuto a giocare a Roma, mi ha subito raccontato di Larry Wright. Lo aveva visto giocare a Grambling». Mica a Washington,lì sarebbero stati capaci tutti. Per conoscere Jordan Taylor, stavolta con i nomi nell’ordine giusto, bisogna partire dall’inizio. Dalle ore spese sul campo quando aveva 9 anni e le litigate col fratello Brandon, che una volta s’è visto lanciare addosso un joystick del Nintendo. Certo, il fratello un po’se le cercava. «Mi diceva che somigliavo a Carlton». Mica Myers. «Il cugino di Willy, il principe di Bel Air».
«Doveva segnare 10 tiri di seguito – racconta papà Louis – e a ogni errore ricominciavamo». «Ma quando sbagliavo non mi rimproverava. Mi spiegava come dovevo fare per tirare meglio. Io diventavo matto e gli dicevo di lasciarmi solo. Senza di lui non sarei diventato quello che sono». «Non devi avere mai paura di fallire» era l’insegnamento cui Louis teneva di più. Non ce l’ha, Jordan, e per questo non sbaglia quando conta. L’abbiamo imparato a Roma, ma succedeva anche prima. A Wisconsin (dove saranno fieri di sapere che lui è arrivato in finale e Travis Diener, che viene dall’odiata Marquette, è uscito ai quarti) non lo ricordano per aver sbagliato il tiro della disperazione nella gara decisiva contro Syracuse. Hanno solo ricordi positivi. Lo ricordano per i 14 punti nel secondo tempo che nel 2011 portarono alla vittoria contro Indiana, per i 21 punti degli ultimi 27 che diedero la vittoria contro Ohio State e il ranking più alto del college dal 1962, per i 18 degli ultimi 24 che portarono al supplementare e alla vittoria contro Penn State nel 2010. «Michael Jordan Taylor!» urlò il telecronista quel giorno, 24 gennaio 2010. Basta invertire l’ordine dei nomi.
All’inizio c’è anche mamma Lezlie. Insegna nel Minnesota alla St.Margaret School, la high school dove Jordan ha chiuso a 22.1 punti e 7.1 assist di media. «Gli ho sempre detto che ogni mattina deve alzarsi e pensare a fare il meglio possibile». Lui fa così. «Che sia andata bene o male, in campo e fuori, il giorno dopo per lui è un giorno nuovo» diceva di lui Bo Ryan, coach di Wisconsin. «Se ha giocato male, lavora ancora più duramente e ne esce più forte». Come gli ha insegnato mamma Lezlie: «Sono orgogliosa di lui, della sua etica del lavoro e della sua umiltà». (...)
Un nuovo romano, uno spirito napoletano, occhi spalancati e sorriso sempre stampato in faccia. Anche se per due volte gli rompono il naso o gli fanno saltare le lenti a contatto. «Se sta male non te lo dice – racconta sempre il suo ex coach Bo Ryan – e questo è un po’ pericoloso. Fortunatamente si ferma prima di fare danni. Mai visto uno così competitivo. È un leader naturale. Potrebbe guidare indifferentemente una squadra, un’azienda, una nazione». (...)
«È bello passare la palla». Forse sta tutto qui, Jordan Michael Taylor. Occhi grandi per vedere tutto, per guardare lontano. Semplicità. Per Natale ha chiesto due cose: «Riabbracciare i miei genitori, che vengono a trovarmi (e così finalmente ha aperto gli scatoloni che nel suo appartamento erano ancora chiusi da agosto... N.d.Spia) e che iMinnesota Vikings si qualifichino per i playoff NFL». Sono usciti alle wild-card contro i Green Bay Packers. Se avessero avuto un Quarterback come Jordan Taylor, sarebbero arrivati al Super Bowl. Lui è andato a vederlo, tornato dalla sconfitta a Reggio Emilia in regular season, all’Hard Rock Cafè di Via Veneto. «Mi spiace, la cucina ormai è chiusa». Al mortificato cameriere ha risposto con un sorriso dei suoi. Di quelli che fa ai tifosi, ai compagni, agli avversari che gli rompono il naso e gli fanno saltare le lenti a contatto, di quelli che bucano pure la maschera protettiva.
Michael Jordan mica li sapeva fare, certi sorrisi.
Se poi, in fin dei conti, volete leggere il capitolo per intero, e anche tutti gli altri, dovete leggere "La squadra che non c'era", che trovate qui.
Jordan Taylor: una risata vi seppellirà
Jordan di secondo nome fa Michael. E quando è nato, il 30 settembre 1989 a Bloomington, Michael Jordan era già qualcuno. Dev’essere un vero e proprio malato di basket papà Louis, e non solo per averlo chiamato Michael Jordan al contrario. «Dato che sono venuto a giocare a Roma, mi ha subito raccontato di Larry Wright. Lo aveva visto giocare a Grambling». Mica a Washington,lì sarebbero stati capaci tutti. Per conoscere Jordan Taylor, stavolta con i nomi nell’ordine giusto, bisogna partire dall’inizio. Dalle ore spese sul campo quando aveva 9 anni e le litigate col fratello Brandon, che una volta s’è visto lanciare addosso un joystick del Nintendo. Certo, il fratello un po’se le cercava. «Mi diceva che somigliavo a Carlton». Mica Myers. «Il cugino di Willy, il principe di Bel Air».
«Doveva segnare 10 tiri di seguito – racconta papà Louis – e a ogni errore ricominciavamo». «Ma quando sbagliavo non mi rimproverava. Mi spiegava come dovevo fare per tirare meglio. Io diventavo matto e gli dicevo di lasciarmi solo. Senza di lui non sarei diventato quello che sono». «Non devi avere mai paura di fallire» era l’insegnamento cui Louis teneva di più. Non ce l’ha, Jordan, e per questo non sbaglia quando conta. L’abbiamo imparato a Roma, ma succedeva anche prima. A Wisconsin (dove saranno fieri di sapere che lui è arrivato in finale e Travis Diener, che viene dall’odiata Marquette, è uscito ai quarti) non lo ricordano per aver sbagliato il tiro della disperazione nella gara decisiva contro Syracuse. Hanno solo ricordi positivi. Lo ricordano per i 14 punti nel secondo tempo che nel 2011 portarono alla vittoria contro Indiana, per i 21 punti degli ultimi 27 che diedero la vittoria contro Ohio State e il ranking più alto del college dal 1962, per i 18 degli ultimi 24 che portarono al supplementare e alla vittoria contro Penn State nel 2010. «Michael Jordan Taylor!» urlò il telecronista quel giorno, 24 gennaio 2010. Basta invertire l’ordine dei nomi.
All’inizio c’è anche mamma Lezlie. Insegna nel Minnesota alla St.Margaret School, la high school dove Jordan ha chiuso a 22.1 punti e 7.1 assist di media. «Gli ho sempre detto che ogni mattina deve alzarsi e pensare a fare il meglio possibile». Lui fa così. «Che sia andata bene o male, in campo e fuori, il giorno dopo per lui è un giorno nuovo» diceva di lui Bo Ryan, coach di Wisconsin. «Se ha giocato male, lavora ancora più duramente e ne esce più forte». Come gli ha insegnato mamma Lezlie: «Sono orgogliosa di lui, della sua etica del lavoro e della sua umiltà». (...)
Un nuovo romano, uno spirito napoletano, occhi spalancati e sorriso sempre stampato in faccia. Anche se per due volte gli rompono il naso o gli fanno saltare le lenti a contatto. «Se sta male non te lo dice – racconta sempre il suo ex coach Bo Ryan – e questo è un po’ pericoloso. Fortunatamente si ferma prima di fare danni. Mai visto uno così competitivo. È un leader naturale. Potrebbe guidare indifferentemente una squadra, un’azienda, una nazione». (...)
«È bello passare la palla». Forse sta tutto qui, Jordan Michael Taylor. Occhi grandi per vedere tutto, per guardare lontano. Semplicità. Per Natale ha chiesto due cose: «Riabbracciare i miei genitori, che vengono a trovarmi (e così finalmente ha aperto gli scatoloni che nel suo appartamento erano ancora chiusi da agosto... N.d.Spia) e che iMinnesota Vikings si qualifichino per i playoff NFL». Sono usciti alle wild-card contro i Green Bay Packers. Se avessero avuto un Quarterback come Jordan Taylor, sarebbero arrivati al Super Bowl. Lui è andato a vederlo, tornato dalla sconfitta a Reggio Emilia in regular season, all’Hard Rock Cafè di Via Veneto. «Mi spiace, la cucina ormai è chiusa». Al mortificato cameriere ha risposto con un sorriso dei suoi. Di quelli che fa ai tifosi, ai compagni, agli avversari che gli rompono il naso e gli fanno saltare le lenti a contatto, di quelli che bucano pure la maschera protettiva.
Michael Jordan mica li sapeva fare, certi sorrisi.
Se poi, in fin dei conti, volete leggere il capitolo per intero, e anche tutti gli altri, dovete leggere "La squadra che non c'era", che trovate qui.
mercoledì 15 gennaio 2014
Il più grande fenomeno dopo il Big Bang
Il titolo della serie è facile. “Con noi tutti fenomeni”.
Siamo all'ennesima stagione, peraltro. Però la sensazione è che quest'anno le
puntate siano già un po' troppe. Il bilancio del girone d'andata è sicuramente
positivo, ma non può prescindere dall'elenco di tutti i giocatori che hanno
pensato bene di aspettare la Virtus per dare il meglio di sé e forse pure
qualcosa in più. Tutti quanti hanno i requisiti richiesti: prestazione
nettamente al di sopra delle medie stagionali, preceduta da prove incolori, forse
pure a rischio taglio, ma quest'ultimo non è un requisito indispensabile.
Eccoli:
| Ojars Silins |
Ojars Silins, lituano di Reggio Emilia, nelle prime
10 giornate aveva una media di 6 punti a partita in 23.4 minuti di utilizzo,
col 54% da due e il 35% da tre. E' venuto a Roma e ne ha segnati 15 in 31
minuti, con il 66.7% dal campo (2/3 da due, 2/3 da tre).
| David Reginald Cournooh |
David Reginald
Cournooh, playmaker di Siena direttamente da Villafranca di Verona, nelle 4
partite prima di quella disputata contro la Virtus aveva un totale di 4 punti,
con 2/5 da due e 0/2 da tre. Il problema è stata la quinta, quella contro di
noi: 21 punti, 3/5 da due, 5/7 da tre. E all'inizio eravamo tutti contenti
perché mancava Hackett...
| Marques Green |
Marques Green, adesso a
Sassari, è un buon giocatore, per carità. Che quest'anno viaggia a 7.7 punti di
media a partita e tira col 52% da due e col 34% da tre. Le credenziali con cui
si presentava al Palazzetto erano le seguenti: 6 punti contro Montegranaro,
trilione contro Siena. Qui ne ha fatti 21 con 3/4 da due e 4/7 da tre.
| Andre Smith |
Infine, arriva Venezia. Chiunque abbia un minimo di
esperienza di Virtus, sapeva benissimo che Vitali avrebbe fatto un partitone.
Volendo, ci si può anche aspettare che Andre Smith segni parecchio,
certo. Non è proprio uno sconosciuto. Però poi vai a vedere che fino alla
partita del Palazzetto aveva 16.1 punti di media con il 38% da tre e che da
queste parti ne ha piazzati 32 con 9/15 da tre. Grazie per il pensiero.
Per il resto, Sakic (Montegranaro) ha iniziato il
campionato segnando 19 punti contro la Virtus e non ha mai più fatto meglio. Imbrò
(l'altra Virtus) ha fatto registrare il suo record di valutazione (11) nella
partita del Palazzetto e solo una volta ha segnato più degli 8 punti fatti
registrare in quella occasione. Will Thomas (Avellino), che ultimamente
tira poco e male, alla terza giornata ha fatto 25 punti con 10/13 dal campo, 11
rimbalzi e 39 di valutazione. La sua migliore partita dell'anno. Dobbiamo dirvi
contro chi?
Insomma, cari (si fa per dire) avversari. Se proprio dovete
batterci, almeno nel girone di ritorno, potreste almeno usare armi più
convenzionali? Grazie, ne abbiamo già viste abbastanza.
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domenica 29 dicembre 2013
D'Ivano marshmallow hot chocolate per Pistoia Basket 2000 - Virtus Roma
Fa freddo, Ivano è a casa per le feste di Natale e tra poco inizia la partita della Virtus Roma, l'ultima del 2013 in trasferta a Pistoia.
Tutto quello che serve per allestire la Curva D'Ivano è in casa: tazzona di latte e cioccolata calda con i marshmallows. Se non sapete cosa sono, Ivano vi rassicura: non preoccupatevi, non aggiungono niente al sapore di cioccolata.
Quando il latte bolle, versarlo nella tazzona, senza bruciarvi perché l'acqua è lontana dal D'Ivano e rischiate di perdere il primo quarto della partita.
Poi, versare una quantità a piacere, dipende dai gusti, di cioccolata nella tazzona.
Girare accuratamente fino a far risalire i marshmallows in superficie (1).
Continuare a girare accuratamente fino a far risalire i marshmallows in superficie (2).
Quando appare il pupazzo di neve, la cioccolata è pronta.
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sabato 14 dicembre 2013
Giocare contro Siena è una tassa da pagare...
Ormai l'Italia è diventato il paese delle tasse. Anche noi lo sappiamo bene. Giocare contro Siena, in fin dei conti, è spesso stato come una tassa da pagare. E non solo nel senso che vincevano quasi sempre loro, abbiamo proprio pagato le tasse più strane. Qualche esempio?
IMU: sia prima, sia seconda casa. Infatti ci abbiamo perso sia al Palaeur, sia al Palazzetto. Nel primo caso (il maschio della prima casa), probabilmente pagando anche la tassa sull'affitto.
IRAP: E' una tassa regionale. Pagata anche quella, visto che nel basket una squadra può essere diretta dagli arbitri della stessa regione e della stessa città. I quali, da queste parti, si sentono spesso in dovere di dimostrare di non favorire la Virtus. Un esempio? Martolini junior (Tassa di successione, anche) proprio contro Siena l'anno scorso in regular season (i falli a Lawal). Si potrebbe anche ricordare Luciano Tola di Viterbo, designato per le sconfitte in gara3 della finale 2008 e in gara3 della semifinale 2007, ma senza particolari demeriti. Anzi, è sempre interessante leggere quanto disse dopo la sua uscita dal CIA.
TASSA SUI CONTI CORRENTI: Vabbè, giochiamo col Montepaschi, questa è troppo facile.
TASSA SUI RIFIUTI: C'eravamo, a Siena, in gara5 di finale 2008. E abbiamo visto Vlado Ilievski vincere lo scudetto.
TASSA SULLA TV: Non è tanto che su Righetti era fallo. E' che, nel supplementare precedente, l'azione in cui Carraretto viene stoppato e poi Eze prende palla e schiaccia, non doveva essere un possesso per Siena. Il replay dimostrò a tutti i telespettatori che la rimessa era nostra. Eppure, nonostante l'istant replay fosse già in vigore, fu assegnata a loro. Tassa pagata.
TASSA SUI CANI: Il governo Monti ci ripensò, ma noi l'abbiamo pagata lo stesso. La tassa su Fido, la definirono. O su Bobby. Che provoca D'Ercole e Lorant, ai quali vengono fischiati falli tecnici, e poi mette 5 tiri da tre consecutivi.
TASSA SULLE IMPRESE: Le abbiamo fatte, ma poi ci abbiamo pagato la tassa. Intanto siamo sempre noi gli ultimi ad averli eliminati dai playoff, nel 2006, come già facemmo nel 2005, nel 1999 e nel 1995. In casa loro nel 2006-07 abbiamo vinto in gara1, poi abbiamo perso la serie. Durante l'anno eravamo stati anche i primi a batterli, col tiro di Stefansson all'ultimo secondo. L'anno scorso abbiamo vinto di 24 in casa loro, per poco non è stata la loro peggiore sconfitta interna di sempre e c'è ancora una signora che agita il cartello "TECNICO" in parterre, ma poi hanno vinto lo scudetto.
Insomma, ecco perché perdevamo. Perché pagavamo le tasse. Noi.
IMU: sia prima, sia seconda casa. Infatti ci abbiamo perso sia al Palaeur, sia al Palazzetto. Nel primo caso (il maschio della prima casa), probabilmente pagando anche la tassa sull'affitto.
IRAP: E' una tassa regionale. Pagata anche quella, visto che nel basket una squadra può essere diretta dagli arbitri della stessa regione e della stessa città. I quali, da queste parti, si sentono spesso in dovere di dimostrare di non favorire la Virtus. Un esempio? Martolini junior (Tassa di successione, anche) proprio contro Siena l'anno scorso in regular season (i falli a Lawal). Si potrebbe anche ricordare Luciano Tola di Viterbo, designato per le sconfitte in gara3 della finale 2008 e in gara3 della semifinale 2007, ma senza particolari demeriti. Anzi, è sempre interessante leggere quanto disse dopo la sua uscita dal CIA.
TASSA SUI CONTI CORRENTI: Vabbè, giochiamo col Montepaschi, questa è troppo facile.
TASSA SUI RIFIUTI: C'eravamo, a Siena, in gara5 di finale 2008. E abbiamo visto Vlado Ilievski vincere lo scudetto.
TASSA SULLA TV: Non è tanto che su Righetti era fallo. E' che, nel supplementare precedente, l'azione in cui Carraretto viene stoppato e poi Eze prende palla e schiaccia, non doveva essere un possesso per Siena. Il replay dimostrò a tutti i telespettatori che la rimessa era nostra. Eppure, nonostante l'istant replay fosse già in vigore, fu assegnata a loro. Tassa pagata.
TASSA SUI CANI: Il governo Monti ci ripensò, ma noi l'abbiamo pagata lo stesso. La tassa su Fido, la definirono. O su Bobby. Che provoca D'Ercole e Lorant, ai quali vengono fischiati falli tecnici, e poi mette 5 tiri da tre consecutivi.
TASSA SULLE IMPRESE: Le abbiamo fatte, ma poi ci abbiamo pagato la tassa. Intanto siamo sempre noi gli ultimi ad averli eliminati dai playoff, nel 2006, come già facemmo nel 2005, nel 1999 e nel 1995. In casa loro nel 2006-07 abbiamo vinto in gara1, poi abbiamo perso la serie. Durante l'anno eravamo stati anche i primi a batterli, col tiro di Stefansson all'ultimo secondo. L'anno scorso abbiamo vinto di 24 in casa loro, per poco non è stata la loro peggiore sconfitta interna di sempre e c'è ancora una signora che agita il cartello "TECNICO" in parterre, ma poi hanno vinto lo scudetto.
Insomma, ecco perché perdevamo. Perché pagavamo le tasse. Noi.
domenica 10 novembre 2013
Virtus Roma - Pasta Reggia Caserta dalla Curva D'Ivano
Anche se la diretta Virtus Roma - Pasta Reggia Caserta è ancora in forse causa problemi al satellite, Ivano è un tipo ottimista e si è preparato un leggero spuntino preserale per sedersi in Curva D'Ivano e godersi in santa pace la partita.
Ingredienti:
- wurstel (di pollo o suino), 2 o 3 a persona
- pasta sfoglia
- senape
Ricoprire la pasta sfoglia con un velo di senape e tagliarla a strisce per lungo
Avvolgere a spirale ogni wurstel con le strisce di pasta sfoglia
Fino a ricoprire tutto il wurstel
Infornare i wurstel a 180° per 20.-25 minuti circa
Curva D'Ivano pronta per la diretta. Ore 18:15 RomaUno canale 11
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sabato 9 novembre 2013
Roma e Caserta, l'inizio...
Sì, d'accordo. La rivalità, la finale di Korac, il tiro di Ragazzi, le triple di Jumaine Jones, tutto quello che vi pare. Ma Virtus Roma e Juve Caserta sono quasi 40 anni che si danno battaglia. A partire dalla Serie B, anni 70. Nella stagione 1977-78, con il campionato diviso in 6 gironi, Bancoroma e Juvecaserta lottano con Brindisi per la promozione in A2. La spunteranno entrambe. Ecco qui:
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domenica 3 novembre 2013
24/05/2013 il Tevere mormorò: non passa lo straniero
Da La squadra che non c'era, Virtus Roma 2012/2013
24 maggio 2013
Acea Roma - Lenovo Cantù
"...Bailey, l'ultimo arrivato, è il primo a esultare. Anzi, il quarto, perché prima di lui arrivano Czyz, Lorant e Tonolli dalla panchina.
Anzi, il quinto, perché in questa vittoria c'è tutto l'amore dei tifosi. Basta sentire il boato che spinge la squadra quando esce dai time-out, il coro <dai ragazzi, noi ci crediamo> sul -19, la felicità che esplode con l'invasione finale. E Datome che si sottrae all'abbraccio. <No, ragazzi, ancora no>. La serie è appena iniziata e le feste si fanno alla fine. Però, quella stoppata a Scekic...è il 24 maggio, il Tevere mormorò: non passa lo straniero."
Campionato – Acea Virtus Roma-Pallacanestro Cantù domenica 3 novembre ore 18:15
24 maggio 2013
Acea Roma - Lenovo Cantù
"...Bailey, l'ultimo arrivato, è il primo a esultare. Anzi, il quarto, perché prima di lui arrivano Czyz, Lorant e Tonolli dalla panchina. Anzi, il quinto, perché in questa vittoria c'è tutto l'amore dei tifosi. Basta sentire il boato che spinge la squadra quando esce dai time-out, il coro <dai ragazzi, noi ci crediamo> sul -19, la felicità che esplode con l'invasione finale. E Datome che si sottrae all'abbraccio. <No, ragazzi, ancora no>. La serie è appena iniziata e le feste si fanno alla fine. Però, quella stoppata a Scekic...è il 24 maggio, il Tevere mormorò: non passa lo straniero."
Campionato – Acea Virtus Roma-Pallacanestro Cantù domenica 3 novembre ore 18:15
domenica 27 ottobre 2013
La frittata D'Ivano è fatta
Ingredienti, per 1 che mangia tanto o 2 che vogliono rimanere leggeri:
- 3 uova
- 1 cipolla (se vi piace il gusto forte anche 2)
- sale
- pepe
- parmigiano
- aceto balsamico (facoltativo)
Pelare e tagliare a pezzetti la cipolla
Mettere i pezzetti di cipolla in una padella con un filo d'olio
Aggiungere acqua e, se vi piace, aceto balsamico. A Ivano piace e ce l'ha messo
Chiudere con un coperchio e far appassire la cipolla a fuoco basso (ca. un quarto d'ora)
In un piatto, mescolare i pezzi di cipolla, le uova, sale, pepe e una spolverata di parmigiano
Rimettere la padella di prima sul fuoco con poco olio e versare il composto ottenuto.
Come girare una frittata non è roba per principianti, ma a richiesta Ivano v'insegnerà. Quando l'avrà imparato pure lui
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