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lunedì 23 marzo 2015

30 anni prima: 24 marzo 1985, Simac Milano-Bancoroma 90-113



L'ultima volta che ho sentito parlare di questa partita è stato pochi mesi fa. Alla presentazione del suo libro “Altro giro, altro tiro, altro regalo”, Flavio Tranquillo raccontava che nel post-partita chiese a Valerio Bianchini, peraltro presente in sala, se la grande prestazione avesse salvato Townsend dal taglio. Il Vate rispose con un discorso lungo e ricco di dotte citazioni, senza rispondere su Townsend. Ogni tanto ne parlano anche alcuni dei protagonisti del Banco, che grazie a quella vittoria vinsero la regular season, impresa che ritengono ingiustamente dimenticata. Per anni, prima che la Virtus di Pesic nel 2006 facesse altrettanto, è stata la vittoria più ampia mai ottenuta dalla Virtus a Milano.

Il Banco ci arrivò secondo in classifica, con 42 punti, mentre la Simac, che aveva appena vinto la Coppa Korac, ne aveva 44. Milano, peraltro, all'andata aveva vinto di 10 al Palaeur dopo un supplementare agguantato con un tiro da centrocampo di Gilardi per la disperazione di Bianchini («Avevamo tutto il quintetto base fuori per falli, sarebbe stato meglio perdere di 3 punti»). Era la penultima giornata, l'idea di tutti era quella di provare a difendere il secondo posto. In realtà, però, Bianchini aveva annusato la possibilità di fare il colpaccio, tanto che la riunione tecnica era durata ben 40 minuti in più del solito.

Si giocò al Palalido (il Palasport di San Siro era crollato per la neve poco tempo prima) alle 18, con differita su Telemontecarlo alle 20,30. E fu un dominio totale da parte del Bancoroma, che concesse un solo vantaggio alla Simac (13-12 al 4') per poi condurre sempre i giochi. Più 10 a fine primo tempo (45-55) e in apertura di ripresa allungo decisivo propiziato da 7 punti consecutivi di Townsend (47-64 al 22'). Milano rientra fino al 61-68 al 30', ma dopo 3' il Banco torna a volare (73-89) e dilaga nel finale vincendo di 23. Nell'ultima giornata batterà Cantù e confermerà il primo posto in regular season per la seconda (e ultima) volta nella sua storia.

A fine partita, chiederanno a Bianchini: «Coach, la preoccupa la semifinale playoff con la Granarolo?» Lui rispose: «Veramente mi preoccupa il primo turno con la Scavolini». Aveva ragione, purtroppo.

Domenica 24/3/1985
Simac Milano-Bancoroma 90-113 (45-55)
Simac: Boselli 11 (2/3, 1/5), D’Antoni 9 (0/1, 3/9), Pettorossi n.e., Premier 15 (4/6, 0/5), Meneghin 18 (6/10), Gallinari 2 (1/1), De Piccoli n.e., Schoene 12 (6/11), Carroll 23 (10/17), Bariviera. All. Peterson
Bancoroma: Sbarra 3 (1/3), Iardella n.e., Townsend 34 (10/14, 2/6), Flowers 22 (8/9), Tombolato 2 (1/3), Gilardi 24 (8/11, 2/4), Polesello 10 (5/8), Scarnati n.e., Solfrini 18 (7/11), Valente n.e. All. Bianchini
Arbitri: Baldini e Montella
Spettatori: 4000

Tiro: Simac 29/49 (4/19 da tre), Bancoroma 40/59 (4/10 da tre). Tiri liberi: Simac 20/24, Bancoroma 21/23. Rimbalzi: Simac 27 (Meneghin 9), 12 offensivi; Bancoroma 29 (Flowers 8), 8 offensivi. Palle perse: Simac 14 (Meneghin 4), 9 recuperi; Bancoroma 18 (Flowers 5), 13 recuperi

Se poi, in fin dei conti, volete sapere che cosa accadde prima e purtroppo dopo quella partita, non avete che da leggere "Banco! L'urlo del Palaeur"

lunedì 19 gennaio 2015

Cedevita Zagabria. Di risse, Cibona, Bancoroma, Repesa e Drazen Petrovic... (lunghetto, ma completo)

Mercoledì in Eurocup la Virtus sfida il Cedevita Zagabria, che in panchina ha Jasmin Repesa, ex allenatore della Virtus e anche della storica squadra di Zagabria, il Cibona. Tutto ciò avviene trent'anni dopo l'incrocio in Coppa dei Campioni col Cibona Zagabria.

Né il Bancoroma né il Cibona sapevano, il 16 gennaio 1985, che la partita del Palaeur sarebbe stato un passaggio di consegne tra la detentrice della Coppa e la futura vincitrice. Anche perché quel giorno vinse il Banco, nonostante fosse già chiaro che aveva di fronte uno squadrone. Il Cibona infatti poteva schierare 4/5 del quintetto base della nazionale jugoslava che era stata bronzo olimpico a Los Angeles. C'erano Nakic, Knego, Vukicevic e naturalmente i fratelli Petrovic. Mirko Novosel (Ct di quella Jugoslavia) neanche si degnava di allenarla per il campionato, quando lasciava spazio al suo vice allenatore Pavlicevic. Lui scendeva in panchina solo per la Coppa dei Campioni.

Drazen Petrovic era già Mozart. Pochi giorni prima, in un'esibizione, aveva fatto 60/62 al tiro da tre. Da una sua provocazione a Gilardi era nata la rissa tra Italia e Jugoslavia agli Europei del 1983. E fu rissa anche al Palaeur, al termine di una partita che il Banco aveva quasi sempre condotto, grazie al grande contributo sotto canestro di Flowers e Tombolato (Polesello giocò poco a causa della febbre), ma che non aveva saputo chiudere anche perché ogni volta c'era proprio Petrovic a riavvicinare il Cibona.



Clamoroso il finale: gli slavi sorpassano, vanno anche a +5 (76-81). Il Banco torna sotto grazie a Townsend, che lo riporta a -1 (86-87). E' proprio lui, a 11 secondi dal termine, a segnare da tre punti il canestro del sorpasso: 89-87. Ma 11 secondi sono tanti, soprattutto per chi fa Petrovic di cognome. E' Aza, non Drazen, a tentare il tiro da tre che darebbe la vittoria al Cibona. Townsend lo stoppa. Più probabilmente, lo ammettiamo, gli arpiona il braccio. L'arbitro, il polacco Paszucha, che due anni prima era stato il principale responsabile dell'eliminazione del Banco dalla Korac ad opera del Limoges, non fischia. Il pallone finisce tra le mani di Tombolato, che non lo molla più.

A quel punto Petrovic (Drazen) aggredisce un arbitro, lo stesso Novosel perde la calma e strappa lo stemma della Fiba dalla maglia di un altro arbitro, i giocatori in panchina prendono a calci i tabelloni pubblicitari e li fanno volare in campo, i giocatori del Banco non stanno certo a guardare... Anche perché, dopo la gara di Tel Aviv col Maccabi, sono ormai abituati alle risse...

Mercoledì 16/1/1985
Bancoroma-Cibona Zagabria 89-87 (46-41)
Bancoroma: Sbarra 2 (1/2), Iardella 2 (1/4), Townsend 18 (3/8, 4/5), Flowers 25 (11/16), Tombolato 19 (7/9), Gilardi 7 (1/3, 1/4), Polesello 3 (1/4), Scarnati n.e., Solfrini 13 (5/10), Valente n.e. All. Bianchini
Cibona: M.Nakic 2 (0/3), A.Petrovic 17 (1/2, 5/7), Bebic n.e., Cutura 26 (10/19), D.Petrovic 28 (8/14), Knego 6 (3/9), Vukicevic 6 (3/3), Usic 2 (1/3), I. Nakic n.e., Arapovic n.e. All. Novosel
Arbitri: Paszucha (Pol) e Mottart (Bel). Commissario Fiba: Avramidis (Gre)
Spettatori: 4300 Incasso: 21 milioni
Tiro: Bancoroma 38/65, CIbona 31/59. Tiri liberi: Bancoroma 14/16, Cibona 21/21. Tiri da tre: Bancoroma 5/9, Cibona 5/7. Rimbalzi: Bancoroma 25, Cibona 25

Tecnicamente parlando, quello è stato il punto più alto della storia della Virtus. Che dopo quella vittoria era contemporaneamente prima in Europa e prima in Italia. Le cose poi non andarono come si pensava a causa delle sconfitte interne con Maccabi e Real Madrid. E al ritorno il Cibona vinse così:



Il Cibona poi vinse addirittura la Coppa. E a fine giugno fu invitato alla Coppa Intercontinentale, dove c'era anche il Bancoroma, che aveva già De Sisti in panchina al posto di Bianchini e non riuscì a difendere il titolo conquistato nel settembre del 1984 in Brasile. Ma vinse 101-98 contro il Cibona campione d'Europa.

La resa dei conti finale però ci fu un po' di tempo dopo. Nell'agosto del 1986 a Palencia, cittadina della Castiglia circa duecento chilometri a nord-ovest di Madrid, nella finale di un torneo estivo. La cronaca: 37 secondi dopo l'inizio, Usic piazza una gomitata in faccia a Scott May, che la restituisce. Un minuto dopo lo stesso Usic replica sul sopracciglio di Polesello, che sfodera con un gancio destro ben assestato. Espulso, Fulvio esce tra gli applausi del pubblico, che non aveva gradito le scorrettezze del Cibona nelle partite precedenti del torneo. Drazen Petrovic segna da tutte le parti, ma il Bancoroma resta a contatto. Aza Petrovic, invece, provoca Gilardi, che replica “alla Polesello”. Non contento, il fratello di Drazen si rivolge da par suo alla panchina del Banco, da cui saltano fuori tutti. Ed è, appunto, tutti contro tutti. Bilancio: espulsi Aza Petrovic e Usic da una parte, Gilardi e May dall'altra (più Polesello). S'infortuna Bechini, che però prima, nella rissa, ha tenuto fede al suo soprannome di “Rambo”. Guerrieri e Novosel s'insultano a distanza fino alla fine, perché al banchetto finale gli organizzatori del torneo hanno cura di piazzare Banco e Cibona alle estremità opposte della sala...


Insomma, il Cibona avrà pure vinto la Coppa dei Campioni nel 1985 e nel 1986. Ma il Bancoroma s'è difeso bene sia a basket, vincendo due volte, sia nelle risse, dove come minimo ha pareggiato.


Poi, il Cibona l'abbiamo battuto nel 2007, con Repesa che ci allenava, anche se quella partita va ricordata per ciò che, in contemporanea, accadeva a Belgrado...


Se poi, in fin dei conti, volete sapere tutto non solo sulle risse col Cibona, ma sull'epopea del Bancoroma basket, non vi resta che leggere Banco! L'urlo del Palaeur

giovedì 8 gennaio 2015

30 anni prima: 10/01/1985, Coppa Campioni: Granarolo-Bancoroma 72-73

10 gennaio 1985: il Bancoroma gioca a Bologna in Coppa Campioni. E in casa della Granarolo campione d’Italia coglie una grande vittoria, che sembra spianargli la strada verso un’altra finale. Questo è il pezzo di Mario Arceri sul Corriere dello Sport:

“Il Banco lascia il segno anche nel piccolo Madison bolognese. L'ex salotto del basket si scalda lanciando ingiurie a Bianchini, sostiene con un tifo rovente i suoi giocatori, si gela assistendo al lento e inesorabile rientro dei campioni d'europa, riprende vigore sulla rimonta disperata che Brunamonti propizia nei minuti conclusivi, poi abbandona il palazzo in silenzio. E’ una delusione in più che questa Virtus capricciosa infligge alla città italiana più innamorata el basket. Bologna conferma di avere scarsa simpatia per basket di coppa. Subisce ancora una volta una sconfitta di un punto, nella partita più importante. Il Banco ha confermato di aver raggiunto una grande maturità, ha capacità di soffrire e stringere i denti e non darsi mai per vinto.
Sulla vittoria c’è la firma di Gilardi e Polesello,puntuale al tiro uno, indomito lottatore ai rimbalzi l’altro oltre che autore di una grandissima difesa su Villalta, fino a spegnerlo. L’azzurro è stato obbligato a un 4/15 al tiro umiliante per uno come lui. Gilardi è stato grande nel secondo tempo dopo aver sbagliato cose fin troppo facili nel primo, anche in contropiede. Ha dovuto forzare alcuni tiri vista la latitanza di Townsend, con Flowers soffocato dal muro bianconero.
Nei primi minuti una buona alternativa era stato Solfrini, finché ha indovinatola via del canestro il Banco ha condotto agevolmente, dimostrando una marcia in più. Ma Sofrini ha anche avuto pause pericolose, sbagliando troppi palloni per cercare preziosismi inutili. Marco tuttavia non ha fatto mancare il suo prezioso apporto difensivo, come utile è stato Tombolato, mentre Sbarra ha confermato il suo momento negativo con una prova incolore. Forse il recupero di Flowers, non ancora in condizione, è stato troppo forzato.
Il Banco ha saputo giocare con calma e non è mai affondato nei momenti migliori di Bologna.
Gara in altalena. Da uno 0-4 iniziale a 4-4 in 5 minuti con un terrificante 1/10 dal campo per Bologna. Poi 12-6 al 7’ e 19-23 al 15’. Nella ripresa 6 punti in fila del Banco capovolgono il risultato, ma Townsend commetteva un fallo in attacco, il suo quarto fallo. Così si passa dal 34-37 al 46-41 per Bologna. Poi ancora Banco, 50-52 al 10’ e ancora Bologna, 57-52 al 12’ del secondo tempo. Qui Bianchini azzecca la mossa: contro la zona 2-3 Rolle non ha più fiato per districarsi tra Polesello, Tombolato e Flowers, in campo tutti e tre contemporaneamente. Bologna non tira da fuori, Gilardi ruba palloni e vola in contropiede spezzando in due la partita. In 4 minuti e mezzo si arriva al 60-71. A Bologna a questo punto serviva un miracolo. E per poco non è arrivato: grazie agli errori di Solfrini, Gilardi e Townsend i padroni di casa si riportano sotto: 69-73 a 2’30” dalla fine. Poi tre errori consecutivi di Villalta sotto canestro,Gilardi sbaglia in lunetta, Brunamonti segna da tre: 72-73, ma non c’è più tempo per provare il sorpasso”.

Giovedì 10/1/1985
Granarolo Bologna-Bancoroma 72-73 (34-31)
Granarolo: Brunamonti 20 (6/9, 2/2), Valenti, Trisciani n.e., Lanza (0/2, 0/1), Van Breda Kolff 17 (6/12, 1/3), Villalta 8 (4/13, 0/2), Binelli 2 (1/2), Rlle 8 (3/6), Bonamico 17 (7/15). All. Bucci
Bancoroma: Sbarra 4 (1/3), Iardella n.e., Townsend 7 (2/5, 1/4), Flowers 10 (5/10), Tombolato 4 (2/4), Gilardi 26 (9/19, 2/4), Polesello 12 (6/7), Scarnati n.e., Solfrini 10 (5/13), Valente n.e. All. Bianchini
Arbitri: Rigas (Gre) e George (Ger). Commissario Fiba: Takev
Spettatori 5815 Incasso: 46,5 milioni
Tiro: Granarolo 30/67, Bancoroma 33/69. Tiri liberi: Granarolo 9/15, Bancoroma 4/7. Tiri da tre Granarolo 3/8, Bancoroma 3/8. Rimbalzi: Granarolo 35, Bancoroma 42

Risultati:
Real Madrid-Cska Mosca 84-72
Cibona Zagabria-Maccabi Tel Aviv 88-77
Granarolo Bologna-Bancoroma 72-73


Classifica: Cibona, Maccabi, Bancoroma 4 Cska, Real Madrid, Granarolo 2

Se poi, in fin dei conti, non sapete come proseguì il girone di Coppa Campioni e tutto quello che non sapete sull'epopea del Bancoroma, c'è sempre il libro Banco! L'urlo del Paleur


venerdì 19 dicembre 2014

20 dicembre 1984, Bancoroma-Simac. "Se avessi potuto, avrei sparato a quel pallone..."



Sabato 21 dicembre, la Virtus gioca contro Milano. Mercoledì 20 dicembre 1984, trent'anni e un giorno prima, si giocò un altro Roma-Milano niente male. Il Bancoroma era primo in classifica con 4 punti di vantaggio sulla seconda, la Berloni Torino, e 6 sulla Simac Milano. Undicimila persone al Palaeur, che ha riaperto solo pochi giorni prima in occasione della vittoria in Coppa Campioni col Cska Mosca. Però è dura: Bianchini è squalificato e segue la partita dalla tribuna, mentre è assente Polesello. La Simac, invece, si presenta con Joe Barry Carroll, prima scelta assoluta del draft 1980 (dove però in verità i Golden State Warriors non fecero una gran mossa perché per averlo lasciarono ai Boston Celtics sia Robert Parish sia la scelta con cui avrebbero preso Kevin McHale...), arrivato per una barca di soldi. Hanno anche Russ Schoene e Mike D'Antoni che gioca da italiano.



Il Banco ci prova. Va subito sotto, rientra e va in vantaggio 46-42 all'intervallo con due triple di Townsend che sembrano neutralizzare la 1-3-1 milanese. Poi però lo stesso Townsend s'inceppa, Milano torna sopra e sembra poterla vincere tranquillamente. Flowers però costringe Carroll al quinto fallo e nonostante siano fuori per falli anche Tombolato e Solfrini, con un tiro da 20 metri di Gilardi arriva il pareggio che porta la gara al supplementare. Che il Banco inizia con Gilardi, Flowers e Sbarra con 4 falli. Commetteranno il quinto e il Banco perderà di 10. “Se avessi potuto, avrei sparato al quel pallone tirato da Gilardi” dice Bianchini, che già immagina di doversi giocare il primo posto con la Simac e che la differenza canestri possa essere decisiva. Chiaramente partire da -3 sarebbe stato meglio che partire da -10. Non può certo immaginare che al ritorno andrà a vincere di 23 a Milano...



Giovedì 20 dicembre 1984
Bancoroma-Simac Milano 98-108 (46-42, 91-91)
Bancoroma: Sbarra 12 (4/6, 0/2), Iardella 3 (1/3), Townsend 19 (4/4, 3/7), Flowers 22 (9/15), Tombolato 14 (7/9), Gilardi 26 (8/16, 2/4), Scarnati, Solfrini 2 (0/2), Sacripanti, Valente. All. Bianchini
Simac: Boselli 19 (7/9, 1/3), D’Antoni 20 (2/3, 3/6), Pettorossi n.e., Premier 26 (9/13), Meneghin 15 (6/12), Gallinari, De Piccoli, Schoene 6 (3/7), Carroll 22 (7/15), Bariviera (0/1). All. Peterson
Arbitri: Marchis e Garibotti
Spettatori: 11.000

Tiro: Bancoroma 33/55 (5/13 da tre), Simac 34/60 (4/9 da tre). Tiri liberi: Bancoroma 17/24, Simac 28/36. Rimbalzi: Bancoroma 32 (Flowers 11), 11 offensivi; Simac 39 (Carroll 11), 13 offensivi. Palle perse: Bancoroma 10, 7 recuperi (Gilardi 3); Simac 14 (Meneghin 6), 6 recuperi







Se poi, in fin dei conti, volete sapere tutto quello che c'è da sapere sulla storia del Bancoroma, a Natale regalatevi "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro sull'epopea del Bancoroma basket.

giovedì 2 ottobre 2014

Supercoppa 2000

Misteriosamente, qualche tifoso della Virtus non considera quella vittoria. Che invece fu una grande vittoria. Perché parteciparono tutte le squadre di A1 e di A2 e quindi non si capisce perché battere 31 squadre debba valere di meno che batterne una, come sarebbe stato nel caso della Supercoppa con formula tradizionale. E guardate che squadroni che furono battuti nelle final four di Siena. Sabato la Virtus torna a fare la Supercoppa e noi ricordiamo quell'impresa del 2000. Perchè tale fu.



Le fasi finali della semifinale con la Fortitudo Bologna (e non date retta a chi vi dice che non c'erano i giocatori impegnati alle Olimpiadi: c'erano Fucka, Myers, Meneghin, Basile e Zukauskas)


Qui, invece, gli ultimi istanti della finale contro la Virtus Bologna, vinta 82-78. Anche qui, non date retta a chi dice che non c'erano i giocatori impegnati alle Olimpiadi. C'erano Ginobili, Bonora, Sconochini, Frosini e Smodis. Oltre a un certo Jaric e un certo Griffith, quello vero. Ah, e non date retta a chi dice che in quella stagione la Virtus Bologna ha fatto il grande slam. Perché avrà, sì, vinto scudetto, coppa Italia ed Eurolega, ma non ha vinto tutti i trofei cui ha partecipato...


giovedì 25 settembre 2014

La strada per il Palaeur è appena iniziata (ovvero: ecco perché la campagna abbonamenti non va considerata una sconfitta)

Trent'anni fa, appena tornato dal Brasile, il Banco scoprì che non avrebbe potuto utilizzare il Palaeur. L'Ente Eur, infatti, ha finito i soldi e ha rotto tutti i contratti con le ditte che dovrebbero occuparsi della manutenzione dell'impianto. E per risolvere il problema non ci vorrà poco tempo. Il Banco sarà costretto a giocare in Piazzale Apollodoro chissà fino a quando. Il Corriere dello Sport definisce la prospettiva “un incubo”. Bianchini dichiara: “E' incredibile, ma se ai politici non importa giocheremo a Settebagni. Tornare al Palazzetto è un passo indietro. Le luci sono inadatte, i canestri poco regolari, gli spogliatoi penosi, la sala stampa non attrezzata. E tanti saluti all'azione di divulgazione che abbiamo fatto”. Qualcuno propone che l'Ente Eur passi al Coni. Qualcun altro propone la copertura del centrale del tennis. In società sono tutti arrabbiati.

Sono passati trent'anni. Il centrale del tennis è cambiato due volte, ma continua a non esserci la copertura. La Virtus per il quarto anno consecutivo giocherà al Palazzetto, qualcuno è triste e qualcuno è contento. Accadrà perché non sono stati raggiunti i 2400 abbonati, com'era scontato che fosse. D'altronde, non puoi pensare di fare il record di abbonamenti degli ultimi 25 anni quando ha il budget più ridotto degli ultimi 25 anni per fare la squadra (e pagare l'affitto dell'impianto). Né c'è bisogno di una campagna abbonamenti per dimostrare che c'è più pubblico all'Eur piuttosto che al Palazzetto. E' così, è dimostrato sia da 34 anni di storia in Serie A di questa società, sia da ciò che è avvenuto l'anno scorso: avanti 2-0 con Cantù, c'erano 2700 persone al Palazzetto. Sotto 0-2 con Siena, c'erano 6200 persone all'Eur.

L'errore è stato fatto al punto di partenza. I 34 anni di storia della società in Serie A, oltre a dimostrare anche che il presunto “ambiente più caldo” nel Palazzetto incide meno di zero sui risultati, avrebbero dovuto distogliere dal legare la scelta del Palasport in cui giocare agli abbonamenti. Perché la cultura dell'abbonamento qui non c'è mai stata. Abbiamo assistito spesso ad annate al Palaeur con pochi abbonati ma picchi di presenze importanti e medie stagionali finali di molto superiori al numero di abbonati. Già questo sarebbe sufficiente per andare stabilmente all'Eur, perché l'obiettivo deve essere avere 3501 persone nel palazzo grande piuttosto che 3499 in quello piccolo. E non ha molto senso sfidare la gente al grido di: “Volete il Palaeur? Allora abbonatevi”. Una società che ha l'obiettivo di aumentare i propri tifosi non sfida la gente, ma le va incontro. L'intenzione forse non era quella, ma a molti ha dato questa impressione.

Il punto di arrivo, però, è positivo. Basta cambiare la prospettiva da cui guardare le cose. La cultura dell'abbonamento non poteva certo essere creata in un mese. Però i motivi di speranza non mancano. Ci sono stati tifosi che si sono messi addirittura a volantinare per strada. E in realtà la Virtus sta iniziando veramente ad andare incontro alla gente. La campagna abbonamenti è stata fatta bene, andando incontro a qualsiasi necessità, come mai era successo prima. Terminerà a novembre, quando è prevista la seconda gara casalinga di campionato. Se anche ci sarà un solo abbonato in più rispetto all'anno scorso, ne sarà valsa la pena. E magari un giorno si tornerà stabilmente al Palaeur. Se anche servisse per avere uno spettatore in più, col biglietto o con l'abbonamento che sia, ne varrebbe la pena.

Stavolta non è come 30 anni fa. Non è un passo indietro, ma forse, anche se non si vede, abbiamo iniziato a fare un passetto avanti.


Se poi, in fin dei conti, volete sapere come andò a finire con l'Ente Eur 30 anni fa, c'è sempre il libro “Banco! L'urlo del Palaeur”.