La Virtus Roma piange la scomparsa di Fausto Santopaolo e si stringe ai suoi cari in questo momento di dolore. Fausto è stato una figura di riferimento per più di trent’anni nel mondo Virtus, preoccupandosi delle esigenze della squadra e dello staff nelle tante trasferte organizzate; di lui si ricorderà sempre l’enorme passione per la pallacanestro e per la Virtus che ha accompagnato la sua altrettanto grande professionalità.
Con questo comunicato la Virtus ha dato l'annuncio della scomparsa di Fausto Santopaolo. La sua esperienza in materia di viaggi fu decisiva in occasione della trasferta più numerosa mai fatta al seguito della Virtus, quella in occasione della finale di Coppa Campioni contro il Barcellona del 1984.
Questo è un passo tratto da "Banco! L'urlo del Palaeur", nel capitolo "Con ogni mezzo" dedicato alla trasferta di Ginevra.
"L'organizzazione di quella trasferta ha un eroe silenzioso. E' Fausto Santopaolo, responsabile della logistica della società, che fino al 1983 organizzava anche le trasferte della squadra di calcio. Fa miracoli, perché stavolta non gli tocca pensare "solo" alla squadra. L'esperienza gli servirà quando, anni dopo, continuando a stare a disposizione della Virtus, aprirà un'agenzia di viaggi insieme a Enrico Gilardi. Il Banco organizza tre voli charter, un airbus 300 e due DC9, per un totlae di 482 posti. Ma in lista ci sono altre 800 persone, speranzose in uan trattativa che il Banco intavola direttamente con Alitalia. Dovranno arrangiarsi, perché il 20 marzo i 1360 posti dei 26 pullman sono già tutti prenotati. Fatti i conti, compresi altri 300 biglietti "ufficiali" concessi dalla FIBA e messi in vendita pochi giorni prima della partita, più di mille persone viaggeranno su voli di linea, in macchina o in treno. Ognuno si organizza come può. Da Roma partiranno 20 pullman autonomi, compreso quello degli studenti dell'Istituto Tecnico Commerciale "Leonardo da Vinci", sul quale si sale con 50mila lire, compreso il biglietto della partita. Tre pullman partono da Milano, due da Torino, uno da Bologna".
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domenica 22 gennaio 2017
venerdì 25 marzo 2016
27 marzo 1986: Trent'anni fa il Banco vince la Korac. Intervista al coach Mario De Sisti: "Vi racconto la coppa"
Sono passati trent'anni. Il 27 marzo
1986, il Bancoroma vinceva la Coppa Korac vincendo la finale di
ritorno con la Mobilgirgi Caserta. Una cavalcata trionfale in
un'annata intensa, a volte anche sofferta, sicuramente appassionante.
La raccontiamo naturalmente in “Banco! L'urlo del Palaeur”, il libro sugli anni più belli del basket romano. Ma nel giorno del
trentesimo anniversario ne parliamo con Mario De Sisti, allenatore
del Banco nel 1985-86 e oggi ancora attivo con il settore giovanile
della 4 Torri Ferrara.
De Sisti, come iniziò la sua
avventura a Roma?
Fu Valerio Bianchini a segnalarmi al
Bancoroma. Avevo proposte da Cantù e Torino. Scelsi Roma anche
perché Valerio mi diede delle garanzie. Personaggi come lui ne
nascono uno ogni 50 anni in Italia. Mi sorprende che la Fip non lo
utilizzi per l'immagine del basket italiano. Comunque a Roma Mmi sono
trovato molto bene e tuttora quell'annata è uno splendido ricordo.
Le pesava venire dopo il tecnico che
aveva vinto tutto?
No, non ho mai avuto paura di niente.
Ho un carattere forte, che a volte mi ha fatto anche commettere degli
errori, non lo nego. Ma di sicuro la paura non mi apparteneva. Sono
sempre stato un missionario.
Appena arrivato, in estate, ci fu la
Coppa Intercontinentale in Spagna.
Servì per conoscere parte della nuova
squadra. Non c'erano né Rautins né Flowers, avevamo in prova un
americano che si ubriacava tutte le sere e che all'ennesimo whiskey
mandai a casa. Giocammo con uan squadra filippina, una brasiliana,
una americana, c'erano anche il Barcellona e il Cibona. Vidi comunque
che c'era ottimo materiale su cui lavorare.
Un gruppo di valore.
Guardi, io avevo ed ho ancora un amore
viscerale per Sbarra. Ci siamo anche scontrati, abbiamo litigato, ma
lui mi ha sempre seguito. Spesso lo incontro perché io seguo i
giovani e lui lavora con la Stella Azzurra e ogni volta ci
abbracciamo. Sento per lui un affetto particolare. E' un ragazzo
meraviglioso e mi diede tantissimo in quell'annata. Naturalmente
anche il nucleo storico, con Gilardi, Polesello e Solfrini era fatto
di ottimi giocatori, ma non c'era un grande feeling con loro. Forse
ho sbagliato qualcosa anche io. Però naturalmente conoscevo il loro
valore e lavoravo per farli rendere al massimo.
In campionato quella squadra avrebbe
potuto arrivare molto lontano in effetti...
Fu solo sfortuna. Faticammo a
raggiungere i playoff, ma ribaltammo subito il fattore campo con la
Virtus Bologna di Gamba. Fummo eliminati poi con Cantù per colpa di
una scivolata a metà campo su una pozza di sudore. Loro segnarono
poi con Cappelletti, che non s'è mai più sentito. Altrimenti
saremmo arrivati dritti in finale, perché eravamo in grande forma.
Parliamo anche di Rautins e Flowers.
Rautins era un ragazzo d'oro. Flowers
aveva un po' di puzza sotto il naso, ma quando giocava era
fortissimo. Un grande giocatore. Rautins era stato una prima scelta,
ma arrivò pieno di insicurezze. Non era un cuor di leone e tendeva
ad evitare gli scontri. Ma aveva un tiro micidiale e un passaggio
strepitoso. L'ho sfruttato come sesto uomo, convincendolo che poteva
cambiare le partite in meglio. Con la Virtus Bologna fu decisivo lui,
entrando dopo 10 minuti, fece una partita stratosferica e segnò i
tiri decisivi. Era già famoso negli Stati Uniti. L'ho ritrovato anni
fa a Toronto in una cena, c'era anche il figlio Andy. Gli ho portato
il dvd della finale di Korac che ho avuto da Sbarra. Era
contentissimo. Ho un ottimo ricordo di quella squadra. Avevo
giocatori di talento. C'era anche Phil Melillo. Mi diede molte
soddisfazioni anche Franco Rossi, un ottimo ragazzo, con voglia di
lavorare e di imparare. Lo feci debuttare proprio in Korac, contro
Challans. In Normandia, invece, successe un episodio divertente...
Ce lo racconti.
All'una e mezza di notte chiama in
albergo la moglie di Rautins che non riusciva ad accendere la caldaia
a casa. Lui scende nella hall, io ero con Flammini e Mecozzi e lo
vediamo disperato perché la moglie non poteva fare il bagno al
figlio con l'acqua fredda. Allora Mecozzi trovò non so come uno
stagnaro che andò a casa di Rautins per mettere a posto la caldaia
scoprendo che il problema era che la moglie non riusciva ad
accenderla col fiammifero. Rautins andò a letto alle 3 di notte...
Ero preoccupato. Ma poi vincemmo e giocò bene.
Com'era il rapporto con il pubblico?
Io adoravo il pubblico romano. E i
romani in generale. Mi sono sempre avvicinato a loro senza aspettare
che loro si avvicinassero a me. Ci parlavo, mi dicevano anche ciò
che non piaceva loro della squadra. Un paio di volte siamo anche
andati a mangiare una pizza. Quando sono tornato da ex stavano lì e
mi aspettavano, fu un'accoglienza commovente. Ogni volta che vengo a
Roma non vorrei mai tornare indietro. La gente pensa che i romani
sono sbruffoni e arroganti. Invece sono di una simpatia, affettuosità
e cordialità che raramente ho trovato in altre città. E ne ho
girate tante. Non sono abbastanza valorizzati i romani, io li adoro.
Sono simpatici, veri, puliti.
Il legame non si è mai spezzato
quindi.
A Roma tornerei domani mattina a
lavorare e a vivere. I romani sono simpatici, il clima è ottimo, si
mangia divinamente. Che vuoi di più? Ci ripenso spesso e ogni volta
che mi capita di tornarci sono contento. Ho tanti amici. Oltre a
Valerio che è un grande amico, stimo molto anche Marco Calvani. Ho
sempre seguito con simpatia le sorti della squadra di Roma, ho
apprezzato molto il lavoro della squadra allenata da Marco che è
arrivata in finale. Ho scritto una lettera di fuoco alla Gazzetta
dello Sport, che me l'ha pubblicata, per denunciare l'ingiustizia che
ha subito, perché si sarebbe meritato la riconferma e invece lo
hanno mandato via. In alcuni giocatori di quella squadra si vedeva il
frutto del suo lavoro di insegnante di pallacanestro. Ma spesso sono
cose che i general manager non colgono perché guardano altre cose.
Com'era giocare al Palaeur da
padrone di casa?
Il Palazzo metteva soggezione, con
questi spazi enormi. Spesso sbagliavo spogliatoio o mi ritrovavo al
piano sbagliato. Poi quando entravo in quella arena enorme, gli spazi
ci mettevano in difficoltà. Bisognava prendere le misure il sabato
mattina, quando ci allenavamo lì. E' difficile giocare lì se non
sei abituato a quelle distanze e alla profondità. Sono enormi
rispetto agli altri palazzetti. Ai giocatori dicevo: siccome è un
campo difficile per segnare, dobbiamo difendere fortissimo e pensare
a non far segnare gli altri. Mi hanno seguito. La Korac l'abbiamo
vinta in difesa.
Quale fu la mossa vincente?
All'andata scelsi di non preparare
difese speciali per Oscar, ma di marcare fortissimo gli altri
quattro. Tanto lui avrebbe comunque fatto tanti punti. Al ritorno
feci il contrario. Preparai una match-up con cambi sistematici e a
lui la palla non arrivava mai. Fece pochi punti e segnò poco. Volevo
che lui pensasse di poter avere la stessa libertà che aveva avuto
all'andata per poi sorprenderlo. E rimasero spiazzati anche i
compagni di squadra, che non si aspettavano di trovarsi a giocare
molti più palloni del solito. Si rivelò una mossa vincente a
livello psicologico. E' stata una grande vittoria. Alla fine mi
commossi. Una marea di gente sugli spalti, l'invasione di campo, la
soddisfazione di aver vinto una coppa. Fu bellissimo.
Lo scoglio più duro per arrivare in
finale?
La semifinale con Antibes, allenata da
Andrijesevic. Loro erano primi in classifica in Francia, noi avevamo
qualche infortunio. Ma la mia era una squadra in grado di soppperire
a questi problemi anche perché era composta da giocatori che
giocavano insieme da anni. Era molto ben amalgamata di suo. Io mi
limitai a portare qualcosa di diverso in difesa.
Era famoso per quello, in quegli
anni.
A proposito di Bancoroma, al termine
della stagione 1982-83 Larry Wright disse che nessun difensore lo
aveva messo in difficoltà in Italia, ma una squadra: Gorizia. E la
allenavo io. Facevo cose che in Italia non faceva nessuno. Bianchini
dopo i playoff mi chiese: ma che difesa hai fatto, Mario? E io: te lo
spiego a fine campionato...
Oltre ai giocatori e al pubblico,
cos'altro le torna in mente pensando a quell'annata?
Rapporti umani fortissimi e veri che mi
hanno arricchito. Vorrei citare subito Rino Saba. Il suo ricordo
ancora mi emoziona. Quando ho saputo della sua morte ho pianto tutto
il giorno. Ero sempre con lui a Roma, fu la mia guida in quella
stagione. Una persona fantastica. Di una bontà indefinita. Onesto.
Pulito. Anche Maurizio Flammini mi aiutò parecchio. Di Roma
conoscevo poco e lui mi ha aiutato, aveva anche una grande esperienza
di settori giovanili. Abbiamo anche litigato, ma sempre con spirito
costruttivo. C'erano ottimi tecnici, come Bernardini. Conobbi Calvani
in quel periodo. E' un ricordo bellissimo. Ho un grande ricordo anche
di Claudio Culini. Super. Andavamo sempre a pranzo insieme in una
paninoteca a Settebagni e poi tornavamo subito in palestra.
Un saluto ai tifosi romani di oggi e
di ieri?
Se potessi, tornerei indietro di
trent'anni per rivivere quell'annata dal primo all'ultimo secondo.
I TABELLINI DELLA FINALE
Giovedì 20/3/1986
Mobilgirgi
Caserta-Bancoroma 78-84 (33-45)
Mobilgirgi:
Lopez 14 (5/15, 0/2), Gentile 8 (3/7, 0/3), Esposito, Dell'Agnello
(0/9), Capone 12 (3/6, 2/3), Oscar 34 (4/12, 7/14), Generali 5 (0/1),
Chiusolo n.e., Ricci 5 (2/7), Palmieri. All. Tanjevic
Bancoroma:
Bastianelli n.e., Sbarra 11 (5/10), Picozzi n.e., Flowers 14 (6/11),
Rautins 20 (6/14, 1/1), Gilardi 19 (4/11, 1/4), Polesello 4 (1/8),
Solfrini 14 (4/10), Rossi 2 (1/1), Valente n.e. All. De Sisti
Arbitri: Mainini
(Fra) e Gerrard (Ing). Comissario Fiba: Popovic (Jug)
Spettatori: 8000
Incasso 90 milioni
Tiro: Mobilgirgi
26/79, Bancoroma 29/70. Tiri liberi: Mobilgirgi 18/21, Bancoroma
24/32. Tiri da tre: Mobilgirgi 9/22, Bancoroma 2/5. Rimbalzi:
Mobilgirgi 25, Bancoroma 47
Giovedì 27/3/1986
Bancoroma-Mobilgirgi
Caserta 73-72 (43-41)
Bancoroma:
Bastianelli n.e., Sbarra 17 (7/10), Picozzi n.e., Flowers 12 (5/7),
Rautins 21 (5/10, 1/3), Gilardi 15 (4/9, 2/3), Polesello 3 (0/5),
Solfrini 5 (2/6), Rossi n.e., Valente n.e. All. De Sisti
Mobilgirgi:
Lopez 16 (4/13, 2/5), Gentile 12 (5/9), Esposito n.e., Dell'Agnello
13 (6/12), Capone (0/2 da tre), Oscar 19 (5/14, 1/6), Generali 5
(1/4), Scaranzin n.e., Ricci 7 (3/5), Palmieri n.e. All. Tanjevic
Arbitri: De
Costner (Bel) e Zych (Pol). Commisario Fiba: Turner (Ing)
Spettatori:
13.600 paganti. Incasso 90 milioni
Tiro: Bancoroma
26/53, Mobilgirgi 27/71. Tiri liberi: Bancoroma 18/27, Mobilgirgi
13/18. Tiri da tre: Bancoroma 3/6, Mobilgirgi 3/13. Rimbalzi:
Bancoroma 35, Mobilgirgi 30
lunedì 6 luglio 2015
In (possibile, probabile) morte della Virtus Roma
Da qualche giorno provo, senza successo, a scrivere qualcosa sulla molto probabile fine della Virtus. Poi mi sono reso conto che l'ho già scritto. Pagina 108 di “Banco! L'urlo del Palaeur”, libro uscito tre anni fa, in giorni molto simili a questi. Lo dedico a tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno tifato per la Virtus, compresi quelli che su tante cose non la pensano come me e con cui spero di continuare a discutere, perché vogliamo la stessa cosa anche se pensiamo di arrivarci per strade diverse. E anche a chi può ancora fare qualcosa. Se lasciate che muoia la Virtus, forse è vero che non muore il basket a Roma. Ma muore quel che segue:
“Se oggi la Virtus è l'unica realtà di vertice dello sport romano – a parte Roma e Lazio – a non essere mai sparita negli ultimi 30 anni, è perché ancora resiste un sentimento nato 30 anni fa. E se c'è un motivo per cui non bisogna farla sparire, è proprio quel sentimento, anche se ora se ne sta un po' nascosto. Sballottato tra Palaeur, là dove nello stesso spazio in cui oggi ci sono due sedie vuote allora entravano 4 persone, e Palazzetto. Cercando sul soffitto quegli stendardi che, ricordando i trofei, ti ricordano da dove provieni. Deluso e rimasto a casa, a “spizzare” i risultati su internet o sul televideo, ostentando a fatica distacco. E' un qualcosa che si è tramandato spontaneamente nel tempo, che ha bisogno di tanto coraggio, ma che vale la pena di essere vissuto. Spiegarlo è più difficile che viverlo. Oppure è la stessa cosa. E' capirsi da uno sguardo, soli in mezzo a tanti. O in mezzo a pochi, fa lo stesso, tanto gli altri non lo capiscono. E' la più anomala delle passioni sportive, che ti fa leggere i giornali sportivi al contrario e non ti fa mai andar via prima della fine, perché non c'è il problema del traffico. E' invecchiare insieme al vicino di posto o vedere il bambino che stava sempre in quarta fila accanto alla madre diventare alto 1 metro e 90. E' sentirsi soli. A Roma, dove nessun altro capisce che si può provare per una squadra di basket quello che si prova per una squadra di calcio. Nell'Italia della pallacanestro, dove nessuno si pone il dubbio che anche a Roma possa esserci la stessa passione che c'è altrove. E' fare cose senza senso. Andare a Settebagni per un'amichevole del 14 agosto, a Ginevra per la finale di Coppa dei Campioni, a Reggio Calabria per retrocedere, a Pesaro per nascondersi nei bagni prima della finale di Korac perché non hai il biglietto, a Mestre per il funerale di un giocatore. Passare la notte da solo per le vie di Forlì perché hai perso il treno ma Ansaloni ti ha fatto felice all'ultimo secondo, piangere a Forlì, 10 anni dopo, perché la Coppa Italia se n'è andata. Saper prevedere un'ora prima della partita quanti spettatori ci saranno in base alle macchine parcheggiate sulla collina dell'Eur, contare uno per uno i presenti contro la Francorosso Torino o contro il Pau Orthez. E' troppo bello per poter essere tradito. Scusate se lo chiamiamo amore. L'abbiamo maledetto e l'abbiamo difeso, questo amore. Mentre lasciavamo che la voce finisse rimanendo afoni fino al mercoledì, mentre ci lasciavamo andare seduti sul prato accanto al capitano, mentre gli arbitri non ci lasciavano vincere. La rimessa era nostra, non era fallo in attacco di Allen, ma era fallo su Righetti e il canestro di Gilardi era buono. Lasciavamo che Obradovic piangesse, che Henson decidesse di veder nascere il figlio, che Tusek prendesse in braccio il figlio, che Nando il magazziniere ci trattasse come figli. Mentre i genitori non ci lasciavano andare in trasferta, gli amici che non volevano capire ci lasciavano perdere, le ragazze che non potevano capire ci lasciavano. Ci lasciavano i campioni come Parker e Sconochini, ma ci lasciavano sognare con il passo e tiro di Bodiroga e Ancilotto. Sogni d'agosto, finché un giorno d'agosto non ci avrebbe lasciati anche lui. Davide”.
“Se oggi la Virtus è l'unica realtà di vertice dello sport romano – a parte Roma e Lazio – a non essere mai sparita negli ultimi 30 anni, è perché ancora resiste un sentimento nato 30 anni fa. E se c'è un motivo per cui non bisogna farla sparire, è proprio quel sentimento, anche se ora se ne sta un po' nascosto. Sballottato tra Palaeur, là dove nello stesso spazio in cui oggi ci sono due sedie vuote allora entravano 4 persone, e Palazzetto. Cercando sul soffitto quegli stendardi che, ricordando i trofei, ti ricordano da dove provieni. Deluso e rimasto a casa, a “spizzare” i risultati su internet o sul televideo, ostentando a fatica distacco. E' un qualcosa che si è tramandato spontaneamente nel tempo, che ha bisogno di tanto coraggio, ma che vale la pena di essere vissuto. Spiegarlo è più difficile che viverlo. Oppure è la stessa cosa. E' capirsi da uno sguardo, soli in mezzo a tanti. O in mezzo a pochi, fa lo stesso, tanto gli altri non lo capiscono. E' la più anomala delle passioni sportive, che ti fa leggere i giornali sportivi al contrario e non ti fa mai andar via prima della fine, perché non c'è il problema del traffico. E' invecchiare insieme al vicino di posto o vedere il bambino che stava sempre in quarta fila accanto alla madre diventare alto 1 metro e 90. E' sentirsi soli. A Roma, dove nessun altro capisce che si può provare per una squadra di basket quello che si prova per una squadra di calcio. Nell'Italia della pallacanestro, dove nessuno si pone il dubbio che anche a Roma possa esserci la stessa passione che c'è altrove. E' fare cose senza senso. Andare a Settebagni per un'amichevole del 14 agosto, a Ginevra per la finale di Coppa dei Campioni, a Reggio Calabria per retrocedere, a Pesaro per nascondersi nei bagni prima della finale di Korac perché non hai il biglietto, a Mestre per il funerale di un giocatore. Passare la notte da solo per le vie di Forlì perché hai perso il treno ma Ansaloni ti ha fatto felice all'ultimo secondo, piangere a Forlì, 10 anni dopo, perché la Coppa Italia se n'è andata. Saper prevedere un'ora prima della partita quanti spettatori ci saranno in base alle macchine parcheggiate sulla collina dell'Eur, contare uno per uno i presenti contro la Francorosso Torino o contro il Pau Orthez. E' troppo bello per poter essere tradito. Scusate se lo chiamiamo amore. L'abbiamo maledetto e l'abbiamo difeso, questo amore. Mentre lasciavamo che la voce finisse rimanendo afoni fino al mercoledì, mentre ci lasciavamo andare seduti sul prato accanto al capitano, mentre gli arbitri non ci lasciavano vincere. La rimessa era nostra, non era fallo in attacco di Allen, ma era fallo su Righetti e il canestro di Gilardi era buono. Lasciavamo che Obradovic piangesse, che Henson decidesse di veder nascere il figlio, che Tusek prendesse in braccio il figlio, che Nando il magazziniere ci trattasse come figli. Mentre i genitori non ci lasciavano andare in trasferta, gli amici che non volevano capire ci lasciavano perdere, le ragazze che non potevano capire ci lasciavano. Ci lasciavano i campioni come Parker e Sconochini, ma ci lasciavano sognare con il passo e tiro di Bodiroga e Ancilotto. Sogni d'agosto, finché un giorno d'agosto non ci avrebbe lasciati anche lui. Davide”.
mercoledì 17 giugno 2015
Federico Buffa racconta Larry Wright
Ebbene sì, è success. Superbasket, 10 aprile 1986. Larry stava a Udine, ma tant'è...
Già, com'è andata a finire? Potete leggero in "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro che ripercorre tutta l'epopea del Bancoroma. Ma proprio tutta.
mercoledì 22 aprile 2015
I 145 stranieri della storia della Virtus, le loro 30 nazionalità e il primo, che però nella Virtus non giocò mai...
Quella di Mika Vukona è la trentesima nazionalità (Italiana esclusa) che si vede nella storia della Virtus Roma. Da tempo stiamo cercando di catalogare tutti i giocatori non italiani che hanno vestito la maglia della Virtus, anche se è sempre più difficile individuare i criteri. Qualche esempio: Sconochini è italiano come Gabini? Di passaporto sì, ma i percorsi cestistici sono ben diversi ed entrambi hanno giocato con l'Argentina. Fermo restando che chi ha cambiato passaporto in corsa si tiene quello di origine (Bobby Jones e Ibby Jaaber, ad esempio, restano americani), che Becirovic anche se è arrivato come italiano non può non restare sloveno, che Ejim è canadese anche se gioca da nigeriano... E non sono gli unici casi. Al momento l'unico georgiano è Quinton Hosley, che probabilmente non sa neanche che esiste uno stato chiamato Georgia.
In
attesa di perfezionare un conteggio che comunque è imperfezionabile (anzi, chi ha segnalazioni, non esiti!),
al momento non sono presi in considerazione i giocatori che hanno
giocato solo in Coppa Italia (esempi: Rory White, Larry Spriggs e
forse non solo loro) o che sono stati tesserati senza disputare
neanche una gara ufficiale (Jim Chones o, ultimo esempio, Petty
Perry) i conti sono questi:
USA
(82): Mike Davis, Phil Hicks, Tom Zaliagiris, Kim Hughes, Larry
Wright, Clarence Kea, Darrell Lockhart, Raymond Townsend, Bruce
Flowers, Scott May, Mike Bantom, George Gervin, Lorenzo Romar, David Thirdkill, Danny Ferry, Brian Shaw, Kurt Nimphius,
Michael Cooper, Ricky Mahorn, Elvis Rolle, Kenny Payne, Tanoka Beard,
Shelton Jones, Albert English, Ben Coleman; Jeff Sanders, Bob
Thornton, Mark Davis, Marty Embry, Steve Henson, Gary Plummer, Tod
Murphy, Irving Thomas, Ian Lockhart, Ed Stokes, Bill Edwards, Gaylon
Nickerson, Warren Kidd, John Turner, Mike Iuzzolino, Henry Williams,
Jerome Allen, Rod Sellers, George Gilmore, Benjamin Handlogten,
Scoonie Penn, Casey Shaw, Jeff Sheppard, Brandon Wolfram, Horace
Jenkins, Anthony Parker, Cory Alexander, Rashard Griffith, Keith
McLeod, Tyus Edney, Maurice Carter, David Hawkins, Gary Trent, Mire Chatman, Ibrahim
Jaaber, Erik Daniels, Allan Ray, Andre Hutson, Brandon Jennings, Ruben Douglas,
Kennedy Winston, Ricky Minard, Darius Washington, Josh Heytvelt, Charles Smith,
Clay Tucker, Jarvis Varnado, Phil Goss, Bobby Jones, Jordan Taylor,
Josh Mayo, Jimmy Baron, Austin Freeman, Ramel Curry, Kyle Gibson,
Jordan Morgan, Brandon Triche
SLOVENIA (7): Marko Tusek, Vlado Ilievski, Erazem Lorbek, Sani Becirovic, Primoz Brezec, Jurica Golemac, Uros Slokar
NIGERIA
(6): Obinna Ekezie, Adeola Dagunduro, Gani Lawal, Callistus Eziukwu,
Trevor Mbakwe, Ndudi EbiSLOVENIA (7): Marko Tusek, Vlado Ilievski, Erazem Lorbek, Sani Becirovic, Primoz Brezec, Jurica Golemac, Uros Slokar
FRANCIA (5): Stephen Johnson, Vassil Evtimov, Herve Toure, Ali Traore, Jerome Moiso
SERBIA (4): Sasa Obradovic, Dejan Bodiroga, Ognjen Askrabic, Tadija Dragicevic
GRECIA (4): Yannis Gagaloudis, Mihalis Kakiouzis, Loukas Mavrokefalidis, Dimitris Marmarinos
ARGENTINA (3): Juan Alberto Espil, Hugo Sconochini, Roberto Gabini
CROAZIA (3): Dino Radja, Roko Ukic, Rok Stipcevic
IRLANDA (3): Dan Callahan, Cal Bowdler, James Larranaga,
CANADA (2): Leo Rautins, Melvin Ejim
BELGIO (2): Tomas van den Spiegel, Maxime De Zeeuw
BOSNIA (2): Nihad Djedovic, Nemanja Gordic,
MONTENEGRO (2): Vladimir Dasic, Halil Kanacevic
POLONIA (2): Alexsandar Czyz, Simon Szewcyk
GERMANIA (2): Sebastian Machowski, Marko Pesic
DANIMARCA (2): Claus Hansen, Christian Drejer
BRASILE (1): Andrade Israel
PORTOGALLO (1): Johnny Branch
PORTORICO (1): Daniel Santiago
REPUBBLICA CECA (1): Lubos Barton
REPUBBLICA DOMINICANA (1): Jose Vargas
SVEZIA (1): Doremus Bennermann
AUSTRALIA (1): Wade Helliwell
GIAMAICA (1): Bryan Bailey
ISLANDA (1): Jon Stefansson
SPAGNA (1): Rodrigo De La Fuente
UNGHERIA (1): Peter Lorant
SOMALIA (1): Faisal Aden
GEORGIA (1): Quinton Hosley
NUOVA ZELANDA (1): Mika Vukona
Il primo di tutti, però, non è in questa lista. Perché il primo straniero della storia della Virtus non giocò mai nella Virtus. Arrivò che era già infortunato. La sua storia, sinistro presagio di molte altre, è su "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro che trovate qui.
lunedì 20 aprile 2015
"Banco! L'urlo del Palaeur" entra in biblioteca
"Banco! L'urlo del Palaeur", il libro che racconta l'epopea del Bancoroma, è stato donato alla biblioteca "Pier Paolo Pasolini" di Viale Caduti per la Resistenza 410/a. E lì è disponibile per prestito e consultazione. In fondo, non è molto distante dal Palaeur e in quartiere, Spinaceto, che da molto prima che Nanni Moretti si accorgesse di lui per fare "Caro Diario", era pieno di gente che giocava a basket. E lo è ancora.
contatti
responsabile della biblioteca Antonio Lombardo
telefono (0039) 06 45460520
fax (0039) 06 5083275
e-mail pasolini@bibliotechediroma.it
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30 anni prima: Zam Fredrick (Ebbene sì)
Stavolta abbiamo saltato l'appuntamento, perché fa male ricordarlo. Ma il 18 aprile 1985 il Bancoroma veniva eliminato dai playoff al termine di una delle serie più assurde della sua storia. Dopo aver vinto la regular season, incontrò la Scavolini, che si era qualificata all'ultima giornata e che aveva cambiato 2 allenatori e 4 stranieri durante la stagione. Uno di loro, Zam Fredrick, fu il grande protagonista di quella serie caratterizzata da tre vittorie esterne. Pesaro vince a Roma, Roma vince a Pesaro, Pesaro vince a Roma. Però grazie a youtube possiamo rivedere il duello tra Townsend e Fredrick in gara2, quella che il Banco vinse a Pesaro quando tutti lo davano per spacciato.
Se poi invece volete sapere tutto, ma proprio tutto, sull'epopea del Bancoroma, non dovete far altro che leggere Banco! L'urlo del Palaeur che trovate qui
Se poi invece volete sapere tutto, ma proprio tutto, sull'epopea del Bancoroma, non dovete far altro che leggere Banco! L'urlo del Palaeur che trovate qui
lunedì 23 marzo 2015
30 anni prima: 24 marzo 1985, Simac Milano-Bancoroma 90-113
L'ultima
volta che ho sentito parlare di questa partita è stato pochi mesi
fa. Alla presentazione del suo libro “Altro giro, altro tiro, altro
regalo”, Flavio Tranquillo raccontava che nel post-partita chiese a
Valerio Bianchini, peraltro presente in sala, se la grande
prestazione avesse salvato Townsend dal taglio. Il Vate rispose con
un discorso lungo e ricco di dotte citazioni, senza rispondere su
Townsend. Ogni tanto ne parlano anche alcuni dei protagonisti del
Banco, che grazie a quella vittoria vinsero la regular season,
impresa che ritengono ingiustamente dimenticata. Per anni, prima che
la Virtus di Pesic nel 2006 facesse altrettanto, è stata la vittoria
più ampia mai ottenuta dalla Virtus a Milano.
Il Banco
ci arrivò secondo in classifica, con 42 punti, mentre la Simac, che
aveva appena vinto la Coppa Korac, ne aveva 44. Milano, peraltro,
all'andata aveva vinto di 10 al Palaeur dopo un supplementare
agguantato con un tiro da centrocampo di Gilardi per la disperazione
di Bianchini («Avevamo tutto il quintetto base fuori per falli,
sarebbe stato meglio perdere di 3 punti»). Era la penultima
giornata, l'idea di tutti era quella di provare a difendere il
secondo posto. In realtà, però, Bianchini aveva annusato la
possibilità di fare il colpaccio, tanto che la riunione tecnica era
durata ben 40 minuti in più del solito.
Si giocò
al Palalido (il Palasport di San Siro era crollato per la neve poco
tempo prima) alle 18, con differita su Telemontecarlo alle 20,30. E
fu un dominio totale da parte del Bancoroma, che concesse un solo
vantaggio alla Simac (13-12 al 4') per poi condurre sempre i giochi.
Più 10 a fine primo tempo (45-55) e in apertura di ripresa allungo
decisivo propiziato da 7 punti consecutivi di Townsend (47-64 al
22'). Milano rientra fino al 61-68 al 30', ma dopo 3' il Banco torna
a volare (73-89) e dilaga nel finale vincendo di 23. Nell'ultima
giornata batterà Cantù e confermerà il primo posto in regular
season per la seconda (e ultima) volta nella sua storia.
A fine
partita, chiederanno a Bianchini: «Coach, la preoccupa la semifinale
playoff con la Granarolo?» Lui rispose: «Veramente mi preoccupa il
primo turno con la Scavolini». Aveva ragione, purtroppo.
Domenica
24/3/1985
Simac
Milano-Bancoroma 90-113 (45-55)
Simac:
Boselli 11 (2/3, 1/5), D’Antoni 9 (0/1, 3/9), Pettorossi n.e.,
Premier 15 (4/6, 0/5), Meneghin 18 (6/10), Gallinari 2 (1/1), De
Piccoli n.e., Schoene 12 (6/11), Carroll 23 (10/17), Bariviera. All.
Peterson
Bancoroma:
Sbarra 3 (1/3), Iardella n.e., Townsend 34 (10/14, 2/6), Flowers 22
(8/9), Tombolato 2 (1/3), Gilardi 24 (8/11, 2/4), Polesello 10 (5/8),
Scarnati n.e., Solfrini 18 (7/11), Valente n.e. All. Bianchini
Arbitri:
Baldini e Montella
Spettatori:
4000
Tiro:
Simac 29/49 (4/19 da tre), Bancoroma 40/59 (4/10 da tre). Tiri
liberi: Simac 20/24, Bancoroma 21/23. Rimbalzi: Simac 27 (Meneghin
9), 12 offensivi; Bancoroma 29 (Flowers 8), 8 offensivi. Palle perse:
Simac 14 (Meneghin 4), 9 recuperi; Bancoroma 18 (Flowers 5), 13
recuperi
Se poi, in fin dei conti, volete sapere che cosa accadde prima e purtroppo dopo quella partita, non avete che da leggere "Banco! L'urlo del Palaeur"
lunedì 19 gennaio 2015
Cedevita Zagabria. Di risse, Cibona, Bancoroma, Repesa e Drazen Petrovic... (lunghetto, ma completo)
Mercoledì
in Eurocup la Virtus sfida il Cedevita Zagabria, che in panchina ha
Jasmin Repesa, ex allenatore della Virtus e anche della storica
squadra di Zagabria, il Cibona. Tutto ciò avviene trent'anni dopo
l'incrocio in Coppa dei Campioni col Cibona Zagabria.
Né
il Bancoroma né il Cibona sapevano, il 16 gennaio 1985, che la
partita del Palaeur sarebbe stato un passaggio di consegne tra la
detentrice della Coppa e la futura vincitrice. Anche perché quel
giorno vinse il Banco, nonostante fosse già chiaro che aveva di
fronte uno squadrone. Il Cibona infatti poteva schierare 4/5 del
quintetto base della nazionale jugoslava che era stata bronzo
olimpico a Los Angeles. C'erano Nakic, Knego, Vukicevic e
naturalmente i fratelli Petrovic. Mirko Novosel (Ct di quella
Jugoslavia) neanche si degnava di allenarla per il campionato, quando
lasciava spazio al suo vice allenatore Pavlicevic. Lui scendeva in
panchina solo per la Coppa dei Campioni.
Drazen
Petrovic era già Mozart. Pochi giorni prima, in un'esibizione, aveva
fatto 60/62 al tiro da tre. Da una sua provocazione a Gilardi era
nata la rissa tra Italia e Jugoslavia agli Europei del 1983. E fu
rissa anche al Palaeur, al termine di una partita che il Banco aveva
quasi sempre condotto, grazie al grande contributo sotto canestro di
Flowers e Tombolato (Polesello giocò poco a causa della febbre), ma
che non aveva saputo chiudere anche perché ogni volta c'era proprio
Petrovic a riavvicinare il Cibona.
Clamoroso
il finale: gli slavi sorpassano, vanno anche a +5 (76-81). Il Banco
torna sotto grazie a Townsend, che lo riporta a -1 (86-87). E'
proprio lui, a 11 secondi dal termine, a segnare da tre punti il
canestro del sorpasso: 89-87. Ma 11 secondi sono tanti, soprattutto
per chi fa Petrovic di cognome. E' Aza, non Drazen, a tentare il tiro
da tre che darebbe la vittoria al Cibona. Townsend lo stoppa. Più
probabilmente, lo ammettiamo, gli arpiona il braccio. L'arbitro, il
polacco Paszucha, che due anni prima era stato il principale
responsabile dell'eliminazione del Banco dalla Korac ad opera del
Limoges, non fischia. Il pallone finisce tra le mani di Tombolato,
che non lo molla più.
A
quel punto Petrovic (Drazen) aggredisce un arbitro, lo stesso Novosel
perde la calma e strappa lo stemma della Fiba dalla maglia di un
altro arbitro, i giocatori in panchina prendono a calci i tabelloni
pubblicitari e li fanno volare in campo, i giocatori del Banco non
stanno certo a guardare... Anche perché, dopo la gara di Tel Aviv
col Maccabi, sono ormai abituati alle risse...
Mercoledì
16/1/1985
Bancoroma-Cibona
Zagabria 89-87 (46-41)
Bancoroma:
Sbarra
2 (1/2), Iardella 2 (1/4), Townsend 18 (3/8, 4/5), Flowers 25
(11/16), Tombolato 19 (7/9), Gilardi 7 (1/3, 1/4), Polesello 3 (1/4),
Scarnati n.e., Solfrini 13 (5/10), Valente n.e. All. Bianchini
Cibona:
M.Nakic 2 (0/3), A.Petrovic 17 (1/2, 5/7), Bebic n.e., Cutura 26
(10/19), D.Petrovic 28 (8/14), Knego 6 (3/9), Vukicevic 6 (3/3), Usic
2 (1/3), I. Nakic n.e., Arapovic n.e. All. Novosel
Arbitri:
Paszucha (Pol) e Mottart (Bel). Commissario Fiba: Avramidis (Gre)
Spettatori:
4300 Incasso: 21 milioni
Tiro:
Bancoroma 38/65, CIbona 31/59. Tiri liberi: Bancoroma 14/16, Cibona
21/21. Tiri da tre: Bancoroma 5/9, Cibona 5/7. Rimbalzi: Bancoroma
25, Cibona 25
Tecnicamente
parlando, quello è stato il punto più alto della storia della
Virtus. Che dopo quella vittoria era contemporaneamente prima in
Europa e prima in Italia. Le cose poi non andarono come si pensava a
causa delle sconfitte interne con Maccabi e Real Madrid. E al ritorno
il Cibona vinse così:
Il
Cibona poi vinse addirittura la Coppa. E a fine giugno fu invitato
alla Coppa Intercontinentale, dove c'era anche il Bancoroma, che
aveva già De Sisti in panchina al posto di Bianchini e non riuscì a
difendere il titolo conquistato nel settembre del 1984 in Brasile. Ma
vinse 101-98 contro il Cibona campione d'Europa.
La
resa dei conti finale però ci fu un po' di tempo dopo. Nell'agosto
del 1986 a Palencia, cittadina della Castiglia circa duecento
chilometri a nord-ovest di Madrid, nella finale di un torneo estivo.
La cronaca: 37 secondi dopo l'inizio, Usic piazza una gomitata in
faccia a Scott May, che la restituisce. Un minuto dopo lo stesso Usic
replica sul sopracciglio di Polesello, che sfodera con un gancio
destro ben assestato. Espulso, Fulvio esce tra gli applausi del
pubblico, che non aveva gradito le scorrettezze del Cibona nelle
partite precedenti del torneo. Drazen Petrovic segna da tutte le
parti, ma il Bancoroma resta a contatto. Aza Petrovic, invece,
provoca Gilardi, che replica “alla Polesello”. Non contento, il
fratello di Drazen si rivolge da par suo alla panchina del Banco, da
cui saltano fuori tutti. Ed è, appunto, tutti contro tutti.
Bilancio: espulsi Aza Petrovic e Usic da una parte, Gilardi e May
dall'altra (più Polesello). S'infortuna Bechini, che però prima,
nella rissa, ha tenuto fede al suo soprannome di “Rambo”.
Guerrieri e Novosel s'insultano a distanza fino alla fine, perché al
banchetto finale gli organizzatori del torneo hanno cura di piazzare
Banco e Cibona alle estremità opposte della sala...
Insomma,
il Cibona avrà pure vinto la Coppa dei Campioni nel 1985 e nel 1986.
Ma il Bancoroma s'è difeso bene sia a basket, vincendo due volte,
sia nelle risse, dove come minimo ha pareggiato.
Poi, il Cibona l'abbiamo battuto nel 2007, con Repesa che ci allenava, anche se quella partita va ricordata per ciò che, in contemporanea, accadeva a Belgrado...
Se poi, in fin dei conti, volete sapere tutto non solo sulle risse col Cibona, ma sull'epopea del Bancoroma basket, non vi resta che leggere Banco! L'urlo del Palaeur
giovedì 8 gennaio 2015
30 anni prima: 10/01/1985, Coppa Campioni: Granarolo-Bancoroma 72-73
10 gennaio
1985: il Bancoroma gioca a Bologna in Coppa Campioni. E in casa della Granarolo
campione d’Italia coglie una grande vittoria, che sembra spianargli la strada
verso un’altra finale. Questo è il pezzo di Mario Arceri sul Corriere dello
Sport:
“Il Banco
lascia il segno anche nel piccolo Madison bolognese. L'ex salotto del basket si
scalda lanciando ingiurie a Bianchini, sostiene con un tifo rovente i suoi
giocatori, si gela assistendo al lento e inesorabile rientro dei campioni
d'europa, riprende vigore sulla rimonta disperata che Brunamonti propizia nei
minuti conclusivi, poi abbandona il palazzo in silenzio. E’ una delusione in
più che questa Virtus capricciosa infligge alla città italiana più innamorata
el basket. Bologna conferma di avere scarsa simpatia per basket di coppa. Subisce
ancora una volta una sconfitta di un punto, nella partita più importante. Il
Banco ha confermato di aver raggiunto una grande maturità, ha capacità di
soffrire e stringere i denti e non darsi mai per vinto.
Sulla
vittoria c’è la firma di Gilardi e Polesello,puntuale al tiro uno, indomito lottatore
ai rimbalzi l’altro oltre che autore di una grandissima difesa su Villalta,
fino a spegnerlo. L’azzurro è stato obbligato a un 4/15 al tiro umiliante per
uno come lui. Gilardi è stato grande nel secondo tempo dopo aver sbagliato cose
fin troppo facili nel primo, anche in contropiede. Ha dovuto forzare alcuni
tiri vista la latitanza di Townsend, con Flowers soffocato dal muro bianconero.
Nei primi
minuti una buona alternativa era stato Solfrini, finché ha indovinatola via del
canestro il Banco ha condotto agevolmente, dimostrando una marcia in più. Ma
Sofrini ha anche avuto pause pericolose, sbagliando troppi palloni per cercare
preziosismi inutili. Marco tuttavia non ha fatto mancare il suo prezioso
apporto difensivo, come utile è stato Tombolato, mentre Sbarra ha confermato il
suo momento negativo con una prova incolore. Forse il recupero di Flowers, non
ancora in condizione, è stato troppo forzato.
Il Banco ha
saputo giocare con calma e non è mai affondato nei momenti migliori di Bologna.
Gara in
altalena. Da uno 0-4 iniziale a 4-4 in 5 minuti con un terrificante 1/10 dal
campo per Bologna. Poi 12-6 al 7’ e 19-23 al 15’. Nella ripresa 6 punti in fila
del Banco capovolgono il risultato, ma Townsend commetteva un fallo in attacco,
il suo quarto fallo. Così si passa dal 34-37 al 46-41 per Bologna. Poi ancora
Banco, 50-52 al 10’ e ancora Bologna, 57-52 al 12’ del secondo tempo. Qui
Bianchini azzecca la mossa: contro la zona 2-3 Rolle non ha più fiato per
districarsi tra Polesello, Tombolato e Flowers, in campo tutti e tre
contemporaneamente. Bologna non tira da fuori, Gilardi ruba palloni e vola in
contropiede spezzando in due la partita. In 4 minuti e mezzo si arriva al
60-71. A Bologna a questo punto serviva un miracolo. E per poco non è arrivato:
grazie agli errori di Solfrini, Gilardi e Townsend i padroni di casa si
riportano sotto: 69-73 a 2’30” dalla fine. Poi tre errori consecutivi di
Villalta sotto canestro,Gilardi sbaglia in lunetta, Brunamonti segna da tre:
72-73, ma non c’è più tempo per provare il sorpasso”.
Giovedì 10/1/1985
Granarolo Bologna-Bancoroma 72-73
(34-31)
Granarolo: Brunamonti 20 (6/9, 2/2),
Valenti, Trisciani n.e., Lanza (0/2, 0/1), Van Breda Kolff 17 (6/12, 1/3),
Villalta 8 (4/13, 0/2), Binelli 2 (1/2), Rlle 8 (3/6), Bonamico 17 (7/15). All.
Bucci
Bancoroma: Sbarra 4 (1/3), Iardella n.e.,
Townsend 7 (2/5, 1/4), Flowers 10 (5/10), Tombolato 4 (2/4), Gilardi 26 (9/19,
2/4), Polesello 12 (6/7), Scarnati n.e., Solfrini 10 (5/13), Valente n.e. All.
Bianchini
Arbitri: Rigas (Gre) e George (Ger).
Commissario Fiba: Takev
Spettatori 5815 Incasso: 46,5 milioni
Tiro: Granarolo 30/67, Bancoroma
33/69. Tiri liberi: Granarolo 9/15, Bancoroma 4/7. Tiri da tre Granarolo 3/8,
Bancoroma 3/8. Rimbalzi: Granarolo 35, Bancoroma 42
Risultati:
Real
Madrid-Cska Mosca 84-72
Cibona
Zagabria-Maccabi Tel Aviv 88-77
Granarolo
Bologna-Bancoroma 72-73
Classifica: Cibona,
Maccabi, Bancoroma 4 Cska, Real Madrid, Granarolo 2
Se poi, in fin dei conti, non sapete come proseguì il girone di Coppa Campioni e tutto quello che non sapete sull'epopea del Bancoroma, c'è sempre il libro Banco! L'urlo del Paleur
venerdì 19 dicembre 2014
20 dicembre 1984, Bancoroma-Simac. "Se avessi potuto, avrei sparato a quel pallone..."
Sabato
21 dicembre, la Virtus gioca contro Milano. Mercoledì 20 dicembre
1984, trent'anni e un giorno prima, si giocò un altro Roma-Milano
niente male. Il Bancoroma era primo in classifica con 4 punti di
vantaggio sulla seconda, la Berloni Torino, e 6 sulla Simac Milano.
Undicimila persone al Palaeur, che ha riaperto solo pochi giorni
prima in occasione della vittoria in Coppa Campioni col Cska Mosca.
Però è dura: Bianchini è squalificato e segue la partita dalla
tribuna, mentre è assente Polesello. La Simac, invece, si presenta
con Joe Barry Carroll, prima scelta assoluta del draft 1980 (dove
però in verità i Golden State Warriors non fecero una gran mossa
perché per averlo lasciarono ai Boston Celtics sia Robert Parish sia
la scelta con cui avrebbero preso Kevin McHale...), arrivato per una
barca di soldi. Hanno anche Russ Schoene e Mike D'Antoni che gioca da
italiano.
Il Banco
ci prova. Va subito sotto, rientra e va in vantaggio 46-42
all'intervallo con due triple di Townsend che sembrano neutralizzare
la 1-3-1 milanese. Poi però lo stesso Townsend s'inceppa, Milano
torna sopra e sembra poterla vincere tranquillamente. Flowers però
costringe Carroll al quinto fallo e nonostante siano fuori per falli
anche Tombolato e Solfrini, con un tiro da 20 metri di Gilardi arriva
il pareggio che porta la gara al supplementare. Che il Banco inizia
con Gilardi, Flowers e Sbarra con 4 falli. Commetteranno il quinto e
il Banco perderà di 10. “Se avessi potuto, avrei sparato al quel
pallone tirato da Gilardi” dice Bianchini, che già immagina di
doversi giocare il primo posto con la Simac e che la differenza
canestri possa essere decisiva. Chiaramente partire da -3 sarebbe
stato meglio che partire da -10. Non può certo immaginare che al
ritorno andrà a vincere di 23 a Milano...
Giovedì
20 dicembre 1984
Bancoroma-Simac
Milano 98-108 (46-42, 91-91)
Bancoroma:
Sbarra 12 (4/6, 0/2), Iardella 3 (1/3), Townsend 19 (4/4, 3/7),
Flowers 22 (9/15), Tombolato 14 (7/9), Gilardi 26 (8/16, 2/4),
Scarnati, Solfrini 2 (0/2), Sacripanti, Valente. All. Bianchini
Simac:
Boselli 19 (7/9, 1/3), D’Antoni 20 (2/3, 3/6), Pettorossi n.e.,
Premier 26 (9/13), Meneghin 15 (6/12), Gallinari, De Piccoli, Schoene
6 (3/7), Carroll 22 (7/15), Bariviera (0/1). All. Peterson
Arbitri:
Marchis e Garibotti
Spettatori:
11.000
Tiro:
Bancoroma 33/55 (5/13 da tre), Simac 34/60 (4/9 da tre). Tiri liberi:
Bancoroma 17/24, Simac 28/36. Rimbalzi: Bancoroma 32 (Flowers 11), 11
offensivi; Simac 39 (Carroll 11), 13 offensivi. Palle perse:
Bancoroma 10, 7 recuperi (Gilardi 3); Simac 14 (Meneghin 6), 6
recuperi
Se poi, in fin dei conti, volete sapere tutto quello che c'è da sapere sulla storia del Bancoroma, a Natale regalatevi "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro sull'epopea del Bancoroma basket.
venerdì 10 ottobre 2014
giovedì 2 ottobre 2014
Supercoppa 2000
Misteriosamente, qualche tifoso della Virtus non considera quella vittoria. Che invece fu una grande vittoria. Perché parteciparono tutte le squadre di A1 e di A2 e quindi non si capisce perché battere 31 squadre debba valere di meno che batterne una, come sarebbe stato nel caso della Supercoppa con formula tradizionale. E guardate che squadroni che furono battuti nelle final four di Siena. Sabato la Virtus torna a fare la Supercoppa e noi ricordiamo quell'impresa del 2000. Perchè tale fu.
Le fasi finali della semifinale con la Fortitudo Bologna (e non date retta a chi vi dice che non c'erano i giocatori impegnati alle Olimpiadi: c'erano Fucka, Myers, Meneghin, Basile e Zukauskas)
Qui, invece, gli ultimi istanti della finale contro la Virtus Bologna, vinta 82-78. Anche qui, non date retta a chi dice che non c'erano i giocatori impegnati alle Olimpiadi. C'erano Ginobili, Bonora, Sconochini, Frosini e Smodis. Oltre a un certo Jaric e un certo Griffith, quello vero. Ah, e non date retta a chi dice che in quella stagione la Virtus Bologna ha fatto il grande slam. Perché avrà, sì, vinto scudetto, coppa Italia ed Eurolega, ma non ha vinto tutti i trofei cui ha partecipato...
Le fasi finali della semifinale con la Fortitudo Bologna (e non date retta a chi vi dice che non c'erano i giocatori impegnati alle Olimpiadi: c'erano Fucka, Myers, Meneghin, Basile e Zukauskas)
Qui, invece, gli ultimi istanti della finale contro la Virtus Bologna, vinta 82-78. Anche qui, non date retta a chi dice che non c'erano i giocatori impegnati alle Olimpiadi. C'erano Ginobili, Bonora, Sconochini, Frosini e Smodis. Oltre a un certo Jaric e un certo Griffith, quello vero. Ah, e non date retta a chi dice che in quella stagione la Virtus Bologna ha fatto il grande slam. Perché avrà, sì, vinto scudetto, coppa Italia ed Eurolega, ma non ha vinto tutti i trofei cui ha partecipato...
giovedì 25 settembre 2014
La strada per il Palaeur è appena iniziata (ovvero: ecco perché la campagna abbonamenti non va considerata una sconfitta)
Trent'anni
fa, appena tornato dal Brasile, il Banco scoprì che non avrebbe potuto utilizzare il Palaeur. L'Ente Eur, infatti, ha
finito i soldi e ha rotto tutti i contratti con le ditte che
dovrebbero occuparsi della manutenzione dell'impianto. E per
risolvere il problema non ci vorrà poco tempo. Il Banco sarà
costretto a giocare in Piazzale Apollodoro chissà fino a quando. Il
Corriere dello Sport definisce la prospettiva “un incubo”.
Bianchini dichiara: “E' incredibile, ma se ai politici non importa
giocheremo a Settebagni. Tornare al Palazzetto è un passo indietro.
Le luci sono inadatte, i canestri poco regolari, gli spogliatoi
penosi, la sala stampa non attrezzata. E tanti saluti all'azione di
divulgazione che abbiamo fatto”. Qualcuno propone che l'Ente Eur
passi al Coni. Qualcun altro propone la copertura del centrale del
tennis. In società sono tutti arrabbiati.
Sono
passati trent'anni. Il centrale del tennis è cambiato due volte, ma
continua a non esserci la copertura. La Virtus per il quarto anno
consecutivo giocherà al Palazzetto, qualcuno è triste
e qualcuno è contento. Accadrà perché non sono stati raggiunti i
2400 abbonati, com'era scontato che fosse. D'altronde, non puoi
pensare di fare il record di abbonamenti degli ultimi 25 anni quando
ha il budget più ridotto degli ultimi 25 anni per fare la squadra (e
pagare l'affitto dell'impianto). Né c'è bisogno di una campagna
abbonamenti per dimostrare che c'è più pubblico all'Eur piuttosto
che al Palazzetto. E' così, è dimostrato sia da 34 anni di storia
in Serie A di questa società, sia da ciò che è avvenuto l'anno
scorso: avanti 2-0 con Cantù, c'erano 2700 persone al Palazzetto.
Sotto 0-2 con Siena, c'erano 6200 persone all'Eur.
L'errore
è stato fatto al punto di partenza. I 34 anni di storia della
società in Serie A, oltre a dimostrare anche che il presunto
“ambiente più caldo” nel Palazzetto incide meno di zero sui
risultati, avrebbero dovuto distogliere dal legare la scelta del
Palasport in cui giocare agli abbonamenti. Perché la cultura
dell'abbonamento qui non c'è mai stata. Abbiamo assistito spesso ad
annate al Palaeur con pochi abbonati ma picchi di presenze importanti
e medie stagionali finali di molto superiori al numero di abbonati.
Già questo sarebbe sufficiente per andare stabilmente all'Eur,
perché l'obiettivo deve essere avere 3501 persone nel palazzo grande
piuttosto che 3499 in quello piccolo. E non ha molto senso sfidare la
gente al grido di: “Volete il Palaeur? Allora abbonatevi”. Una
società che ha l'obiettivo di aumentare i propri tifosi non sfida la
gente, ma le va incontro. L'intenzione forse non era quella, ma a
molti ha dato questa impressione.
Il punto
di arrivo, però, è positivo. Basta cambiare la prospettiva da cui
guardare le cose. La cultura dell'abbonamento non poteva certo essere
creata in un mese. Però i motivi di speranza non mancano. Ci sono
stati tifosi che si sono messi addirittura a volantinare per strada.
E in realtà la Virtus sta iniziando veramente ad andare incontro
alla gente. La campagna abbonamenti è stata fatta bene, andando
incontro a qualsiasi necessità, come mai era successo prima.
Terminerà a novembre, quando è prevista la seconda gara casalinga
di campionato. Se anche ci sarà un solo abbonato in più rispetto
all'anno scorso, ne sarà valsa la pena. E magari un giorno si
tornerà stabilmente al Palaeur. Se anche servisse per avere uno
spettatore in più, col biglietto o con l'abbonamento che sia, ne
varrebbe la pena.
Stavolta non è come 30 anni fa. Non è un passo indietro, ma forse, anche se non si vede, abbiamo iniziato a fare un passetto avanti.
Se poi,
in fin dei conti, volete sapere come andò a finire con l'Ente Eur 30
anni fa, c'è sempre il libro “Banco! L'urlo del Palaeur”.
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