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giovedì 4 aprile 2013

Il Comitato Regionale celebra lo scudetto del Banco

Si avvicina il 19 aprile e si comincia a parlare dello scudetto del Banco... Lo ha fatto il Comitato Regionale con la newsletter, che contiene uno speciale di 4 pagine dedicato all'impresa del 1983:




Di tutto questo, e di molto altro, si parla in "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro sull'epopea del Bancoroma, che trovate qui:

- online sul sito ilmiolibro.it
- scrivendo all'indirizzo e-mail bancoroma83@gmail.com per informazioni e richieste
- presso la libreria Pagine di Sport di via dei Tadolini 7/9, a circa 150 mt. da piazza Mancini/ ponte Duca D'Aosta
- presso l'edicola di piazza Monte Baldo 9, a 200 metri da piazza Sempione
 - facendo visita alla redazione de Il Romanista, via Bargoni 8 Roma, dalle ore 15 alle 21 tutti i giorni, sabato e domenica compresi (a proposito: se andate in edicola non dimenticate di chiedere Il Romanista!)
- libreria Pergamon, via Felice Nicolai 84/86, zona Balduina

sabato 30 marzo 2013

30 marzo 1983, il Banco vince a Gorizia ed è in semifinale


Il Banco fa il suo dovere e si qualifica per le semifinali vincendo gara2 a Gorizia. Ma non è stata affatto un'impresa facile. Nel primo tempo la squadra di De Sisti domina e il Banco non precipita solo grazie a Wright, che segna 14 dei 31 punti messi a segno dalla formazione di Bianchini, che eal 14' s'era ritrovata sotto anche di 7 (28-21). Poi lentamente il Banco ritrova se stesso, Gilardi e Castellano trovano la via del canestro, ma al 12' della ripresa la San Benedetto è ancora avanti 56-53. Poi uno scontro tra Ardessi e Kea accende gli animi. Rissa in campo, gli arbitri confondono Kea, nero, con Castellano, biondo, ed espellono quest'ultimo. Il Banco va in vantaggio, ma Gorizia non molla. A 56” dalla fine LaGarde, ex compagno di Kea a Dallas, pareggia. A 40” dalla fine tira Wright e sbaglia. A 10” dalla fine sbaglia anche Ardessi. Ma Solfrini subisce fallo e con grande freddezza segna i tiri liberi.

Finita lì? Neanche per sogno, il pubblico goriziano tira di tutto in campo e Bianchini è costretto a interrompere l'intervista con la Rai per scappare via. Piovono sassi anche sul pullman, finché la squadra non trova rifugio in albergo. Bianchini poi viene svegliato alle 5 del mattino ma stavolta può stare sereno, è una buona notizia: è nato il suo primo figlio, Tommaso!

San Benedetto Gorizia-Bancoroma 63-65 (35-31)
San Benedetto: Biaggi n.e., Valentinsig 8 (4/6), Vazzoler (0/2), LaGarde 14 (7/12), Sfiligoi 4 (0/3), Cecchetti n.e., Ardessi 15 (6/14), Pieric 6 (3/4), Mayfield 16 (7/12), Bullara n.e. All. De Sisti
Bancoroma: Wright 16 (8/15), Prosperi n.e., Sacripanti n.e., Kea 9 (3/9), Gilardi 18 (9/13), Polesello 4 (2/6), Sbarra n.e., Solfrini 2 (0/2), Delle Vedove, Castellano 16 (8/13). All. Bianchini
Arbitri:Albanesi e Tallone
Spettatori: 5000 Incasso: 33 milioni

Di tutto questo, e di molto altro, si parla in "Banco! L'urlo del Palaeur", il libro sull'epopea del Bancoroma, che trovate qui:

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giovedì 28 marzo 2013

Datome: "Tanti mi dicono che seguono la Virtus dai tempi di Larry Wright..."


Da Il Romanista di oggi, intervista a Gigi Datome.

Di ragazzi così, che sanno divertirsi, far divertire senza perdere il senso vero delle cose, ne fanno pochi ormai. Di giocatori così, che in tempi di crisi si riducono l'ingaggio per rimanere in una squadra da tempo a sua volta in crisi, non ne fanno proprio più. E' bello, per un tifoso, avere nella propria squadra Gigi Datome, capitano della splendida Virtus di quest'anno. Una squadra che è andata al di là di qualsiasi aspettativa, anche a quelle dello stesso Datome.

Dì la verità, te l'aspettavi così bella?
Ci credevo tanto, altrimenti non sarei rimasto. Forse ci credevamo solo io e il presidente Toti, questa estate. Ma è vero che le cose poi con il tempo sono lievitate e ora siamo anche al di là delle aspettative. Finora è stata una stagione entusiasmante. NOn mi era mai capitato di trovarmi in un gruppo così unito e coeso. E' stata questa la nostra forza e il fattore che ci ha portato tanti punti in più. Siamo cresciuti durante la stagione, a volte siamo stati anche fortuanti, lo riconosco, ma se è successo è anche perché la fortuna ce la siamo cercata e meritata non mollando mai. Nei momenti difficili, e ogni squadra li ha durante una stagione, c'è sempre stata da parte di tutti la voglia di aiutare i compagni in difficoltà, di darsi una pacca sulla spalla, di provare a risolvere i problemi dei compagni invece che pensare solo a salvaguardare se stessi, che in questi casi è la tentazione più forte.

Quando hai avuto la consapevolezza che si poteva andare lontano?
Il giorno della sconfitta subita a Milano, nel girone d’andata. Avevamo perso con uno scarto non molto ampio contro una delle favorite per il campionato. Invece nello spogliatoio c’era un clima di tristezza e rabbia, quasi di disperazione, perché, a prescindere dall’avversario, non eravamo stati in campo nel modo giusto e non avevamo fatto quello che dovevamo. In quel momento ho capito che eravamo una squadra formata da persone che ragionano nel modo giusto.

Tra poco arrivano i playoff. Dove volete arrivare?
Abbiamo tantissima voglia di fare bene. Vedremo con chi capiteremo, potrebbe toccarci proprio Milano, oppure Siena. Però non facciamo calcoli, anche perché sono sicuro che nessuno sarà felice di incontrarci.

Qual è il compagno di squadra che ti ha stupito di più?
Phil Goss. Ha fatto un grandissimo lavoro nello spogliatoio, già dal periodo iniziale in cui io non c’ero per via degli impegni con la Nazionale. Lui ha fatto capire a tutti, in particolare ai giovani appena arrivati come Taylor, Czyz e Lawal, che cos’è il basket europeo e come bisogna comportarsi. Naturalmente conoscevo già le sue doti come giocatore, ma non pensavo che avesse una tale personalità. Sa farsi ascoltare e parla solo quando deve e quando serve. Non parla tanto per parlare. Questo fa di lui un uomo fondamentale per lo spogliatoio.

E adesso si diverte anche con i trick-shot... Che cosa sono?
Sono tiri fatti con acrobazie strane. Lui si diverte a provare a fare tiri impossibili dagli spalti del palazzetto. Una volta ha segnato, l’abbiamo ripreso e messo online. Allora ne ha provati sempre di più difficili, fino a segnare dall’ultimo anello. Abbiamo realizzato un video e l’abbiamo mandato a Gallinari, che si diverte a fare la stessa cosa in America. Ultimamente ha fatto un tiro da tre all’indietro con una mano. Lui ha detto che ne voleva vedere almeno tre. Phil ne ha fatti tre e adesso Gallo ci ha fatto sapere che sta preparando una cosa ancora più difficile.

A proposito di leadership, Valerio Bianchini ti ha paragonato a Larry Wright...
Ringrazio Bianchini per il paragone. La maggior parte dei tifosi che incontro mi dice sempre: «Sai, io seguo la Virtus dai tempi di Larry Wright». Per ovvie ragioni non l’ho mai visto giocare dal vivo, di sicuro lui ha vinto tanto e io no. Da parte mia, cerco in ogni momento, ogni giorno, di dare l’esempio ai miei compagni e di trasmettere loro il concetto che la squadra viene prima di tutto. E’ quello che ho imparato da Tonolli negli anni precedenti. Poi spesso si confonde il concetto di "leader" con quello di "giocatore più forte della squadra". Non è detto che le due cose coincidano. Uno dei nostri leader, ad esempio, secondo me è Lorant, perché è uno che trasmette proprio questo concetto. Quando non gioca, non fa mai facce tristi ed è sempre il più contento di tutti se la squadra vince. Quando gioca, come è accaduto contro Bologna, si fa trovare pronto ed è utilissimo alla causa.

Il pubblico apprezza...
Una cosa che ripeto sempre ai miei compagni, dato che conosco l’ambiente perché è il mio quinto anno qui, è che il risultato più bello che abbiamo ottenuto è avere risvegliato la passione della gente di Roma. Ricordo partite in cui al Palazzetto c’era poca gente e ovviamente per niente felice. Invece oggi si riempie, c’è una simbiosi bellissima tra pubblico e squadra e soprattutto siamo stati applauditi anche dopo le sconfitte. Questo significa che i tifosi sanno apprezzare i nostri sforzi. Percepire questo ci dà una grande forza.

Ti piacerebbe tornare al Palaeur?
Magari. Intanto perché vorrebbe dire essere arrivati alle semifinali, dato che ho saputo che per i quarti le date sono già occupate da Renato Zero. E poi perché significherebbe che il Palazzetto non basta più per i nostri tifosi e che abbiamo definitivamente risvegliato la piazza.

Non ti chiedo dove giocherai il prossimo anno...
...tanto non ti risponderei...

...appunto. Però hai messo in conto che l’amore che hai trovato qui non lo troverai più da nessun’altra parte?
Lo so, ma l’ho già messo in conto la scorsa estate quando ho deciso di rifiutare l’offerta di Bologna e di rimanere qui. L’affetto nei miei confronti lo sentivo anche quando le cose andavano male, c’era sempre qualcuno pronto a incoraggiarmi. Adesso magari mi aspettano più persone all’uscita dopo le partite e comincio ad essere riconosciuto per strada. Non ci ero abituato. Comunque è presto per le decisioni, quando sarà il momento mi siederò con Toti e parleremo serenamente.

Com’è il tuo rapporto con la città?
Ho la fortuna di abitare vicino al Palazzetto, quindi non subisco quello che è il più grande problema di Roma, cioè il traffico. Amo passeggiare in centro, scoprire ogni volta posti nuovi, compresi quei ristorantini di cui magari non t’eri mai accorto e che scopri poi essere buonissimi. E poi riesco ancora a confondermi in mezzo alla gente, per potermi gustare il fascino della città in tranquillità, cosa che non accadrebbe in una piccola cittadina che vive per il basket.

Sei un divoratore di libri. In quale libro ti piacerebbe vivere?
Harry Potter e non credo di dover spiegare perché.

Qual è stato il tuo libro importante?
Forse un libro "importante" non l’ho ancora incontrato. Le cose che hanno cambiato e indirizzato la mia vita sono sempre venute da esperienze reali. Però se penso a un libro che mi è entrato dentro, dico Shantaram, di Gregory David Roberts. Mi ha fatto immergere in un mondo che mi era totalmente sconosciuto, quello dell’India. Sono più di mille pagine, ma l’ho letto in pochissimo tempo ed ero dispiaciuto di averlo finito. So che potrebbero farne un film, anche se bisognerebbe sempre evitare il paragone tra i libri e i film, perché leggendo un libro ti crei la tua visione della storia, che naturalmente non è mai come quella del regista che poi sceglie di farne un film.

Cosa stai leggendo ora?
Un libro di Charles Bukowski, di cui mi piace lo stile, molto crudo. Si chiama "Il capitano è fuori a pranzo".

(Sono le 14.30) Messaggio ricevuto, capitano. Sennò più che crudo, il pranzo diventa scotto... 

lunedì 25 marzo 2013

30 anni fa: Bancoroma-San Benedetto Gorizia, quarti di finale playoff


26 marzo 1983, iniziano i playoff. Il Bancoroma comincia direttamente dai quarti di finale affrontando la San Benedetto Gorizia, che agli ottavi ha eliminato in tre partite la Sav Bergamo allenata da un giovane tecnico di nome Carlo Recalcati. Due giorni prima il Billy ha perso la finale di Coppa Campioni per un punto contro la Ford Cantù, ma ovviamente nessuno ci pensa. Bianchini non si nasconde: «Siamo arrivati primi in regular season e vogliamo confermarlo. I nostri obiettivi sono maturati e cresciuti con noi durante il campionato». Solamente lui, Solfrini, Gilardi e Wright hanno esperienza di playoff. Si gioca al Palazzetto, nonostante da mesi si tenti invano di riaprire il Palaeur, che pare possa essere comunque utilizzato per le eventuali semifinali. Ci sono 2500 spettatori, per 15 milioni d'incasso. Il Banco gioca 15 minuti alla grande, poi gestisce abbastanza agevolmente i tentativi di rientrare della squadra allenata da De Sisti, che però già nel post-partita promette battaglia per gara 2. E rispetterà la promessa.

Sabato 26/3/1983
Bancoroma-San Benedetto Gorizia 67-54 (38-27)
Bancoroma: Wright 8 (3/12), Prosperi n.e., Kea 17 (7/16), Sacripanti n.e., Gilardi 9 (3/8), Polesello 4 (2/3), Sbarra n.e., Solfrini 14 (6/14), Delle Vedove n.e., Castellano 15 (7/13). All. Bianchini.
San Benedetto: Biaggi n.e., Valentinsig 2 (1/3), Vazzoler (0/1), LaGarde 14 (6/16), Sfiligoi 2 (1/2), Cecchetti 6 (3/4), Ardessi 19 (8/17), Pieric (0/7), Mayfield 11 (4/11), Nobile n.e. All. De Sisti
Arbitri: Paronelli e Casamassima
Spettatori: 2500 Incasso: 15 milioni
Tiri: Bancoroma 28/66, San Benedetto 23/61. Tiri liberi: Bancoroma 11/12, San Benedetto 8/12. Rimbalzi: Bancoroma 32 (Kea 13), 15 offensivi; San Benedetto 24 (LaGarde 9), 8 offensivi. Palle perse: Bancoroma 8, 9 recuperi (Kea 2); San Benedetto 9 (Vazzoler e LaGarde 3), 5 recuperi.

Di questa partita, di quelle che la precedono e di quelle che la seguiranno, si parla naturalmente in “Banco! L'urlo del Palaeur”, il libro dedicato all'epopea del Bancoroma basket, che potete trovare qui:

- online sul sito ilmiolibro.it
- scrivendo all'indirizzo e-mail bancoroma83@gmail.com per informazioni e richieste
- presso la libreria Pagine di Sport di via dei Tadolini 7/9, a circa 150 mt. da piazza Mancini/ ponte Duca D'Aosta
- presso l'edicola di piazza Monte Baldo 9, a 200 metri da piazza Sempione
 - facendo visita alla redazione de Il Romanista, via Bargoni 8 Roma, dalle ore 15 alle 21 tutti i giorni, sabato e domenica compresi (a proposito: se andate in edicola non dimenticate di chiedere Il Romanista!)
- libreria Pergamon, via Felice Nicolai 84/86, zona Balduina

domenica 10 marzo 2013

Virtus contro Siena? La prima volta 42 anni fa...

La Virtus gioca contro Siena. E' sempre una storia. Non molti anni fa c'era in palio lo scudetto, che ultimamente vincono sempre loro, anche se c'è stato un momento in cui era la Virtus ad eliminarli sempre dai playoff. Ultimamente non c'è stata storia, stavolta ci si gioca il terzo posto. E quante storie, anche in passato... A noi la storia piace, altrimenti non ci saremmo imbarcati nell'idea di un libro sul Bancoroma. E allora, oggi andiamo a scavare fino a quando il Bancoroma non c'era. Anzi, c'era ma doveva ancora fondersi con la Virtus Roma, che militava nel campionato di Serie C. Parliamo della stagione 1971-72 e questa è la prima partita della Virtus disputata contro una squadra di Siena (non la Mens Sana) di cui si abbia una documentazione. La Virtus perse, pazienza.


In "Banco! L'urlo del Palaeur" non trovate sfide contro Siena, ma ci trovate i migliori anni della nostra Virtus... e il libro lo trovate qui:


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domenica 17 febbraio 2013

Anche "Banco! L'urlo del Palaeur" domani a Frascati a "Comunicando nel basket"



Lunedì 18 febbraio nella Sala degli Specchi del Comune di Frascati si terrà la conferenza "COMUNICANDO NEL BASKET". E ci saremo anche noi, perché si parlerà di identità e storia, del Bancoroma, del libro, di tante altre cose.

L'evento, ideato da Simone Timpone e realizzato grazie alla collaborazione dell'associazione SPORTLAB, nasce con l'intenzione di rimarcare l'importanza della Comunicazione nel mondo della pallacanestro. Una materia che molto spesso viene sottovalutata. Per parlarne interverranno professori universitari e giornalisti del settore, che animeranno un dibattito che ha l'obiettivo di fornire spunti, suggerimenti e idee ai dirigenti locali. Per ripartire, il basket italiano dovrà continuare ad aprirsi al mondo, cercando di creare un contatto diretto con il pubblico. La conferenza sarà introdotta da due professori universitari che descriveranno il perimetro dentro al quale si muove il movimento cestistico italiano ed il rapporto tra squadre locali e sponsor. Seguirà una tavola rotonda con esponenti di spicco della comunicazione sportiva, che parleranno delle problematiche vissute dal basket italiano negli ultimi anni. 


"Banco! L'urlo del Palaeur" non poteva mancare e vi aspetta nella Sala degli Specchi. Ne vale la pena, fidatevi.


sabato 2 febbraio 2013

Dido Guerrieri




Da "Il Romanista" di oggi

«Quando si toglie una squadra a un allenatore, è come se lo si demascolinizzasse». Scrisse così Dido Guerrieri, sul "Taccuino", la rubrica che per tantissimi anni ha tenuto su Superbasket, dopo essere stato esonerato dal Bancoroma nel gennaio 1988. Da ieri, senza distinzione di genere, il mondo del basket è deumanizzato, perché all’età di 81 anni Dido Guerrieri se n’è andato e con lui se ne vanno tante cose. Un pioniere della pallacanestro, un allenatore originale e preparato, uno scrittore sopraffino, ma soprattutto un personaggio la cui umanità ha segnato tutte le persone che l’hanno conosciuto. Non stava bene già da qualche anno, ma la notizia della sua morte ha colpito tutti. I giocatori che ha allenato, i colleghi a cui ha insegnato, gli appassionati che hanno applaudito le sue squadre, a prescindere dal tifo. Perché, come disse Larry Wright, che proprio lui riportò a Roma nel 1987, «chi non ama giocare per Guerrieri, non ama la pallacanestro». Non potevi non amare le sue squadre. Aggredivano, correvano, appena potevano tiravano, regalavano spettacolo. Se non segnavano almeno 100 punti, avevano sbagliato qualcosa. Sarebbe piaciuto a Zeman, su queste pagine possiamo permetterci di scriverlo. Non amava il calcio, ma simpatizzava per la Roma. Sarebbe nato a Testaccio, se il padre non avesse voluto farlo venire al mondo nella sua Civitavecchia, e quando tornò nella capitale per allenare il Bancoroma il suo assistente Gigi Satolli, romanista come pochi, lo portò allo stadio a vedere la Roma di Liedholm, che catturò nuovamente le sue simpatie.


Iniziò ad allenare a Forlì nel 1959. Fu il vice di Rubini al Simmenthal e negli Anni 70 allenò anche la rivale cittadina, la Pallacanestro Milano. Lavorò al Settore Squadre Nazionali e fu assistente del Ct Giancarlo Primo. Ha allenato anche Fortitudo Bologna, Udine, Venezia, Vigevano, Torino, Roma, Desio, ancora Torino, per poi trasferirsi a Seattle, dove viveva la figlia e da cui continuava a regalare splendide pagine di racconti americani per Superbasket. Pagine a cui era affidata la sua lettura non solo della pallacanestro, ma anche della vita e del mondo, che sapeva raccontare e osservare da un’angolazione tutta sua, di rara intelligenza. Per questo, forse, aveva spesso il capo reclinato da una parte.


Guerrieri apparteneva alla "scuola romana" di allenatori che si era formata con il professor Ferrero, nume tutelare della Ginnastica Roma 4 volte campione d’Italia. Di quella squadra, ma soprattutto di quella del dopoguerra, che non vinse ma rivoluzionò il gioco, si definì non un tifoso ma «un adoratore». Saltava la scuola per andare a vedere gli allenamenti al Muro Torto, non si perdeva una partita la domenica mattina alle 11. Memoria di ferro, avidamente curioso, conoscitore di tutto ciò che veniva dagli Stati Uniti, fu uno dei principali protagonisti dell’epoca in cui la pallacanestro italiana mise le basi per crescere. Nel 1971 scoprì in America la difesa "aiuto e recupero" e la provò con la Nazionale juniores. Valerio Bianchini, futuro coach del Bancoroma e della Nazionale, vide e ne scrisse su "Giganti del Basket", causando l’ira funesta di Giancarlo Primo, capo del settore squadre nazionali, che non avrebbe mai permesso a nessuno di provare qualcosa senza il suo consenso. Guerrieri fu costretto all’abiura, poi fu perdonato.


La sua squadra più bella è stata la Berloni Torino dei primi anni 80. La sua grande occasione persa è stata proprio a Roma, con il Banco. Ci arrivò nel 1986, portando con sé i due stranieri di Torino, Scott May e Mike Bantom. Con Sbarra, Gilardi e Polesello erano una squadra bellissima, che esprimeva la sintesi di tutto ciò che Guerrieri aveva nell’anima. Durò poco, finché non si fece male May. Al suo posto arrivò il mito Nba George Gervin, ma ci vollero troppi mesi per rimetterlo in forma. Ai playoff il Banco fu derubato a Pesaro, ma è opinione indiscussa e indiscutibile che se non si fosse fatto male May oggi gli scudetti nella bacheca della Virtus sarebbero due. L’anno successivo stupì tutti con una mossa che solo un sognatore come lui poteva pensare: riportare a Roma Larry Wright, che aveva dimostrato a Udine di essere ancora in grado di dire la sua. La squadra regalò partite bellissime, 9000 persone all’esordio contro Varese, 12000 contro la Scavolini, il record assoluto di punti della storia della Virtus (130-110 contro Brescia). Poi l’appendicite mise fuori squadra Wright e qualche sconfitta di troppo costò il posto a Guerrieri che, appena saputo dell’esonero, fu protagonista di una scena struggente. Rimase a spiare dai vetri della palestra di Settebagni l’allenamento diretto dal suo successore (Giancarlo Primo, per la serie "i casi della vita", che poi non sono mai tali). Nelle partite successive il Palaeur ancora inneggiava al suo nome.


La morte gli ha fatto paura per tanti anni. Nei suoi scritti la definiva «il nulla eterno» o «l’abisso». Quando morì un altro maestro di pallacanestro, Giancarlo Asteo, scrisse che si sentiva in colpa per essere rimasto in vita. Poi, quando nel 1991 la vide in faccia, perché un ictus lo colpì durante una partita a Reggio Emilia, la fine di tutto iniziò a fargli meno paura. La morte che non ha mai sopportato, però, è quella del suo gatto, che salvò dalle acque di Venezia e portò con sé ovunque. «La mia vita non potrà essere mai più la stessa, senza Silvestro. Ero disposto ad accettare la sua morte di vecchiaia, l’avrei tenuto in braccio io stesso. Il mio amico, il mio confidente, la mia creaturina mi ha lasciato; via lacrime maledette, e non lo vedrò mai più. Io so dov’è ora, lo vedo chiaramente; c’è un campo grandissimo di grano maturo, in mezzo al quale spicca un pino che si erge solitario. Lui è là, ai piedi del pino, che fa le fusa e mi aspetta. Ma io so che non lo raggiungerò mai, perché per me non ci sarà altri che il nulla, il nulla senza il mio Silvestro, e scusatemi se vi dico che sono disperato, non voglio nulla, né rispetto né conforto; lasciatemi solo con la mia disperazione». Chissà se il professore starà rileggendo queste parole, adesso, ai piedi del pino.