Momento difficile, per Jordan Taylor. Per fargli l'in bocca al lupo, sperando di rivederlo prestissimo in campo, pubblichiamo uno stralcio del capitolo dedicato a lui contenuto in La squadra che non c'era, il libro sulla Virtus Roma 2012-13.
Jordan Taylor: una risata vi seppellirà
Jordan di secondo nome fa Michael. E quando è nato, il 30 settembre 1989 a Bloomington, Michael Jordan era già qualcuno. Dev’essere un vero e proprio malato di basket papà Louis, e non solo per averlo chiamato Michael Jordan al contrario. «Dato che sono venuto a giocare a Roma, mi ha subito raccontato di Larry Wright. Lo aveva visto giocare a Grambling». Mica a Washington,lì sarebbero stati capaci tutti. Per conoscere Jordan Taylor, stavolta con i nomi nell’ordine giusto, bisogna partire dall’inizio. Dalle ore spese sul campo quando aveva 9 anni e le litigate col fratello Brandon, che una volta s’è visto lanciare addosso un joystick del Nintendo. Certo, il fratello un po’se le cercava. «Mi diceva che somigliavo a Carlton». Mica Myers. «Il cugino di Willy, il principe di Bel Air».
«Doveva segnare 10 tiri di seguito – racconta papà Louis – e a ogni errore ricominciavamo». «Ma quando sbagliavo non mi rimproverava. Mi spiegava come dovevo fare per tirare meglio. Io diventavo matto e gli dicevo di lasciarmi solo. Senza di lui non sarei diventato quello che sono». «Non devi avere mai paura di fallire» era l’insegnamento cui Louis teneva di più. Non ce l’ha, Jordan, e per questo non sbaglia quando conta. L’abbiamo imparato a Roma, ma succedeva anche prima. A Wisconsin (dove saranno fieri di sapere che lui è arrivato in finale e Travis Diener, che viene dall’odiata Marquette, è uscito ai quarti) non lo ricordano per aver sbagliato il tiro della disperazione nella gara decisiva contro Syracuse. Hanno solo ricordi positivi. Lo ricordano per i 14 punti nel secondo tempo che nel 2011 portarono alla vittoria contro Indiana, per i 21 punti degli ultimi 27 che diedero la vittoria contro Ohio State e il ranking più alto del college dal 1962, per i 18 degli ultimi 24 che portarono al supplementare e alla vittoria contro Penn State nel 2010. «Michael Jordan Taylor!» urlò il telecronista quel giorno, 24 gennaio 2010. Basta invertire l’ordine dei nomi.
All’inizio c’è anche mamma Lezlie. Insegna nel Minnesota alla St.Margaret School, la high school dove Jordan ha chiuso a 22.1 punti e 7.1 assist di media. «Gli ho sempre detto che ogni mattina deve alzarsi e pensare a fare il meglio possibile». Lui fa così. «Che sia andata bene o male, in campo e fuori, il giorno dopo per lui è un giorno nuovo» diceva di lui Bo Ryan, coach di Wisconsin. «Se ha giocato male, lavora ancora più duramente e ne esce più forte». Come gli ha insegnato mamma Lezlie: «Sono orgogliosa di lui, della sua etica del lavoro e della sua umiltà». (...)
Un nuovo romano, uno spirito napoletano, occhi spalancati e sorriso sempre stampato in faccia. Anche se per due volte gli rompono il naso o gli fanno saltare le lenti a contatto. «Se sta male non te lo dice – racconta sempre il suo ex coach Bo Ryan – e questo è un po’ pericoloso. Fortunatamente si ferma prima di fare danni. Mai visto uno così competitivo. È un leader naturale. Potrebbe guidare indifferentemente una squadra, un’azienda, una nazione». (...)
«È bello passare la palla». Forse sta tutto qui, Jordan Michael Taylor. Occhi grandi per vedere tutto, per guardare lontano. Semplicità. Per Natale ha chiesto due cose: «Riabbracciare i miei genitori, che vengono a trovarmi (e così finalmente ha aperto gli scatoloni che nel suo appartamento erano ancora chiusi da agosto... N.d.Spia) e che iMinnesota Vikings si qualifichino per i playoff NFL». Sono usciti alle wild-card contro i Green Bay Packers. Se avessero avuto un Quarterback come Jordan Taylor, sarebbero arrivati al Super Bowl. Lui è andato a vederlo, tornato dalla sconfitta a Reggio Emilia in regular season, all’Hard Rock Cafè di Via Veneto. «Mi spiace, la cucina ormai è chiusa». Al mortificato cameriere ha risposto con un sorriso dei suoi. Di quelli che fa ai tifosi, ai compagni, agli avversari che gli rompono il naso e gli fanno saltare le lenti a contatto, di quelli che bucano pure la maschera protettiva.
Michael Jordan mica li sapeva fare, certi sorrisi.
Se poi, in fin dei conti, volete leggere il capitolo per intero, e anche tutti gli altri, dovete leggere "La squadra che non c'era", che trovate qui.
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giovedì 30 gennaio 2014
mercoledì 22 gennaio 2014
Trent'anni prima: Bancoroma-Star Varese
Il
presente è bello, ma ciò non ci impedisce di essere nostalgici. E
siccome l'anno scorso è stato il trentennale dello scudetto,
quest'anno ce ne sarà un altro... E allora, cosa accadeva 30 anni
fa? Il 22 gennaio 1984 è domenica e il Bancoroma gioca una partita
delicata al Palaeur contro la Star Varese. In settimana ha vinto in
Coppa Campioni contro il Maccabi, tenendo viva quella che sembra solo
una lieve speranza di poter passare il turno dopo il ko casalingo con
Cantù grazie a un tiro da tre di Antonello Riva (seguito, in
campionato, da tale Palombo, carneade di Trieste che sempre con un
tiro da tre all'ultimo secondo condanna il Banco alla sconfitta).
Invece
proprio oggi, contro la Star Varese, che in classifica è a soli 2
punti dalla vetta, si capisce che questo Banco vale ancora tanto.
Gioca la partita più bella della stagione fino a quel momento, si
esaltano Gilardi (24) e Solfrini (21), Wright sembra star (non
Varese) sempre meglio dopo l'infortunio e piace anche Lockhart, lo
straniero di campionato. Certo, siccome certi vizi sono ancestrali,
rischia pure qualcosa perché passa da +20 a +5 in pochi minuti, ma
alla fine porta a casa la vittoria.
Marco
Solfrini però ha la testa già sulla coppa: “C’è ambizione,
voglia di arrivare, perché di queste occasioni nella vita ne
capitano pochine”. Sapranno sfruttarla.
Bancoroma-Star
Varese 93-79 (50-40)
Bancoroma:
Wright 14 (5/11), Sbarra n.e., Salvaggi n.e., Tombolato (0/1),
Gilardi 24 (12/21), Polesello 16 (6/8), Solfrini 21 (9/13),
Bertolotti 4 (2/5), Grimaldi n.e., Lockhart 14 (6/7). All. Bianchini
Star:
Boselli 16 (8/13), Anchisi n.e., Mottini 8 (4/9), Caneva, Della Fiori
12 (5/10), Vescovi, White 15 (6/12), Ferraiuolo n.e., Hordges 26
(11/18), Mentasti 2 (1/7). All. Sales
Arbitri:
Pigozzi e Maurizi
Spettatori:
6200 Incasso: 22 milioni
Tiro:
Bancoroma 40/66, Star 35/69. Tiri liberi :
Bancoroma 13/15, Star 9/10. Rimbalzi : Bancoroma 31 (Lockhart
16), 10 offensivi ; Star 22 (White 12), 10 offensivi. Palle
perse : Bancoroma 5, 4 recuperi (Lockhart 2) ; Star 8
(Boselli, Hordges e Mentasti 2), 2 recuperi.
Se poi, in fin dei conti, volete rivivere tutta l'epopea del Bancoroma c'è sempre il libro Banco, l'urlo del Palaeur. Per acquistarlo, cliccate sul link oppure chiedete alla libreria "Pagine di Sport" in Via dei Tadolini 7/9.
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mercoledì 15 gennaio 2014
Il più grande fenomeno dopo il Big Bang
Il titolo della serie è facile. “Con noi tutti fenomeni”.
Siamo all'ennesima stagione, peraltro. Però la sensazione è che quest'anno le
puntate siano già un po' troppe. Il bilancio del girone d'andata è sicuramente
positivo, ma non può prescindere dall'elenco di tutti i giocatori che hanno
pensato bene di aspettare la Virtus per dare il meglio di sé e forse pure
qualcosa in più. Tutti quanti hanno i requisiti richiesti: prestazione
nettamente al di sopra delle medie stagionali, preceduta da prove incolori, forse
pure a rischio taglio, ma quest'ultimo non è un requisito indispensabile.
Eccoli:
Ojars Silins |
Ojars Silins, lituano di Reggio Emilia, nelle prime
10 giornate aveva una media di 6 punti a partita in 23.4 minuti di utilizzo,
col 54% da due e il 35% da tre. E' venuto a Roma e ne ha segnati 15 in 31
minuti, con il 66.7% dal campo (2/3 da due, 2/3 da tre).
David Reginald Cournooh |
David Reginald
Cournooh, playmaker di Siena direttamente da Villafranca di Verona, nelle 4
partite prima di quella disputata contro la Virtus aveva un totale di 4 punti,
con 2/5 da due e 0/2 da tre. Il problema è stata la quinta, quella contro di
noi: 21 punti, 3/5 da due, 5/7 da tre. E all'inizio eravamo tutti contenti
perché mancava Hackett...
Marques Green |
Marques Green, adesso a
Sassari, è un buon giocatore, per carità. Che quest'anno viaggia a 7.7 punti di
media a partita e tira col 52% da due e col 34% da tre. Le credenziali con cui
si presentava al Palazzetto erano le seguenti: 6 punti contro Montegranaro,
trilione contro Siena. Qui ne ha fatti 21 con 3/4 da due e 4/7 da tre.
Andre Smith |
Infine, arriva Venezia. Chiunque abbia un minimo di
esperienza di Virtus, sapeva benissimo che Vitali avrebbe fatto un partitone.
Volendo, ci si può anche aspettare che Andre Smith segni parecchio,
certo. Non è proprio uno sconosciuto. Però poi vai a vedere che fino alla
partita del Palazzetto aveva 16.1 punti di media con il 38% da tre e che da
queste parti ne ha piazzati 32 con 9/15 da tre. Grazie per il pensiero.
Per il resto, Sakic (Montegranaro) ha iniziato il
campionato segnando 19 punti contro la Virtus e non ha mai più fatto meglio. Imbrò
(l'altra Virtus) ha fatto registrare il suo record di valutazione (11) nella
partita del Palazzetto e solo una volta ha segnato più degli 8 punti fatti
registrare in quella occasione. Will Thomas (Avellino), che ultimamente
tira poco e male, alla terza giornata ha fatto 25 punti con 10/13 dal campo, 11
rimbalzi e 39 di valutazione. La sua migliore partita dell'anno. Dobbiamo dirvi
contro chi?
Insomma, cari (si fa per dire) avversari. Se proprio dovete
batterci, almeno nel girone di ritorno, potreste almeno usare armi più
convenzionali? Grazie, ne abbiamo già viste abbastanza.
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sabato 4 gennaio 2014
Davide Ancilotto, 40 anni e un giorno
Ciao Davide,
ieri hai compiuto 40 anni e proprio in
questi giorni tante cose stanno arrivando a compimento nel tuo nome.
Pensaci bene, anche se te ne sarai accorto da solo, visto che capivi
tutto al volo. La Virtus è lì dove avresti voluto portarla tu,
anzi, dove l'avresti portata tu, prima in classifica. Domani gioca
contro Venezia, la città dove sei nato, anche se sei
indiscutibilmente mestrino. E domenica scorsa ha giocato a Pistoia
dove nel tuo nome, insieme ai tifosi grazie ai quali il tuo ricordo
resterà per sempre, è stato premiato un ragazzo di Pistoia che
adesso gioca con noi. Lorenzo D'Ercole aveva 8 anni e chissà quanto
avrà esultato quando proprio tu, che ancora giocavi a Pistoia, con
quel canestro all'ultimo secondo ci hai fatto piangere. Non sapevamo
che poi insieme avremmo fatto piangere gli altri finché non avremmo
tutti pianto per te.
Va forte pure Caserta, con cui hai
vinto due scudetti juniores consecutivi. In uno di quei due anni
avrai fatto diventare matto il nostro coach, Luca Dalmonte, che
dirigeva il settore giovanile di Forlì. Come l'hai fatto diventare
matto quel giorno al Palaeur, quando prese il posto di Bianchini, che
era stato espulso, sulla panchina della Fortitudo. T'ha messo addosso
Vescovi, Pilutti, per qualche minuto pure Myers, ma tu avevi deciso
che avremmo vinto e così è stato. C'era Tonno e c'è ancora.
Insomma, come vedi, tu ci sei sempre e
ci sono sempre tante cose che ci riportano a te. Che s'intrecciano,
diventando quasi corrispondenze, come le chiamerebbe quel poeta
francese. E francesi sono gli ultimi contro cui hai giocato. Pure noi
ci siamo sempre e tutte queste corrispondenze stanno lì perché ci
manchi. Ci ho messo un po', ma volevo dirti solo questo.
mercoledì 1 gennaio 2014
01/01/2014 ore 08:00: we play Rome
![]() |
01/01/2014 ore 08:00: we play Rome |
Fontana del Mascherone - via Giulia. Stessa faccia dello spettatore al palazzetto sul tiro da tre di Jimmy Baron
Campo de' Fiori - il monito di Giordano Bruno: D'Fence, oppure...
...A Bruno: il secolo da lui divinato qui dove il rogo arse

Fontana del Nettuno - piazza Navona


La Befana vien di notte...ma prima passa al palazzetto
Buon 2014!
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